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Posts Tagged ‘Francescani’

03/10/2010 – LA STORIA

Balli e canti in strada per scoprire San Francesco

Francescani in piazza Martiri a Reggio Emilia

I frati hanno organizzato anche un Festival contro il calo delle vocazioni
FRANCO GIUBILEI – REGGIO EMILIA

Vivere secondo il Vangelo osservando povertà, castità e obbedienza, predicava Francesco d’Assisi otto secoli fa. E oggi, che la società moderna è più secolarizzata e spaventata che mai, il movimento francescano occupa la piazza principale di Reggio Emilia con lezioni, incontri e spettacoli, secondo la formula-festival che finora eravamo abituati a vedere per filosofia, letteratura e altri eventi culturali.

Lo slogan della tre-giorni suona come una sfida e si porta dietro un bel punto interrogativo: «Fratelli è possibile?», perché non ci sono molte certezze, a cominciare da quanti cercano di capire se se la sentono davvero di seguire le orme del santo Patrono d’Italia – la ricorrenza di San Francesco cade proprio domani, 4 ottobre. (altro…)

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REGGIO EMILIA

I francescani tornano nelle strade – un Festival tra gioia e religione

Per tre giorni la città si è trasformata in un grande sagrato-palcoscenico. Clarisse e frati, cappuccini e minori tra la gente, veri “giullari di Dio” sulle orme del Poverello di Assisi. “Ci siamo troppo conventualizzati, è ora di andare di nuovo in piazza”

di MICHELE SMARGIASSI

I francescani tornano nelle strade un Festival tra gioia e religione Un momento del Festival

REGGIO EMILIA – Laudato sì per nostra sorella pioggia. I due fraticelli alzano gli occhi al cielo bizzoso: “Ho sentito una goccia, che si fa?”, “Tu comincia a pregare, io cerco un ombrello”. Reggio Emilia per tre giorni è stata un grande sagrato-palcoscenico per la gioia inossidabile e contagiosa dei “giullari di Dio”, dei “pazzi del Signore”. I neri conventuali, i cappuccini col cappuccio, i minori con la corda sul saio marrone, i veli delle clarisse: è il Festival Francescano e quasi tutto accade in piazza, perché quella era la casa del Poverello di Assisi, ed è lì che i suoi “bambini” otto secoli dopo vogliono abitare di nuovo.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA 1

“Ci siamo troppo conventualizzati, stavamo diventando dei monaci, è ora di tornare nelle strade”: così frate Giordano Ferri, che un anno fa s’è inventato tutto questo, l’ha collaudato con una “edizione zero” e adesso ha coinvolto tutta la grande Famiglia in questa tre giorni di pace e bene che gira attorno a una domanda “scandalosa”: Fratelli è possibile? (altro…)

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Di fronte alle nuove sfide, il mero aggiornamento delle vecchie categorie di pensiero o il semplice 4soldi68001ricorso a sia pure raffinate tecniche di decisione collettiva non servono alla bisogna. Occorre osare vie diverse: è questo in buona sostanza, l’invito accorato che ci rivolge la Caritas in Veritate.

Tratto dal sito di Luigi Bobba
STEFANO ZAMAGNI: “FRATERNITA’, DONO, RECIPROCITA’ NELLA CARITAS IN VERITATE”.

Uno dei segni eloquenti di questo nostro tempo è quel reiterato appello all’etica che è andato sostituendo, nel corso dell’ultimo quarto di secolo, quell’altrettanto insistente appello alla politica, tipico degli anni ’60 del secolo scorso, secondo cui “tutto era politica”. Ma la convergenza sul primato dell’etica viene a cessare nel momento stesso in cui ci si pone a ragionare di questioni etiche concrete. Come aveva osservato A. Mac Intyre nel suo Dopo la virtù (1982), l’uso apodittico dei principi etici serve solo a porre fine al dialogo etico stesso. Come a dire che la convergenza, nel dibattito pubblico, sul primato dell’etica quasi mai conduce al consenso etico.
E’ questo un punto su cui il magistero di Giovanni Paolo II si è soffermato con insistenza esemplare. Nel suo discorso alle Nazioni Unite del 5 ottobre 1995, il papa aveva insistito sul punto che è possibile intendersi sulle questioni di ordine socio-politico su una base comune condivisa perché “la legge morale universale scritta nel cuore dell’uomo è quella sorte di ‘grammatica’ che serve al mondo per affrontare la discussione circa il suo stesso futuro”. (Cfr. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Vaticano, 1995, p.732). (altro…)

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Mi riferisco agli economisti allievi di Milton Friedman che hanno teorizzato il divorzio tra economia ed etica inneggiando all’egoismo individuale, al cosiddetto i­stinto animale che porta ad arricchirsi senza limiti e con ogni mezzo a scapito degli altri. E che è il padre dei castelli specu­lativi miseramente crollati.

Intervista

Zamagni: «Chiede il ritorno all’etica»

L’economista: «Il Pontefice ricorda che causa della crisi è il divorzio tra l’economia e il bene comune E il danaro è un mezzo, non il fine»

Critiche agli ultraliberisti: «Hanno teorizzato l’egoismo, l’arricchimento a ogni costo e questa globalizzazione Le parole di Benedetto XVI fanno chiarezza e aprono nuove prospettive al laicato»

DA MILANO PAOLO LAMBRUSCHI

Benedetto XVI ha più volte criticato l’ultraliberismo sul quale è stata impostata la globalizzazione dei mercati e dei capitali. Il puntuale richia­mo di ieri ad affidarsi alla Parola di Dio e alla sua solidità in tempi di tsunami fi­nanziari ha radici profonde nella storia del pensiero cristiano.

«Ma la novità – osserva l’economista Ste­fano Zamagni, membro della Pontificia ac­cademia di Scienze sociali – è che fino a ie­ri l’establishment e gli accademici di so­stegno facevano spallucce quando la Chie­sa parlava di etica ed economia. Oggi, che la loro reputazione è pari a zero per non a­ver saputo prevedere il disastro, le parole del Pontefice sono finalmente diventate di estrema attualità e interesse». (altro…)

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