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Posts Tagged ‘Ortodossia’

Un grazie alla Società Chestertoniana

“Il suicidio non è solo un peccato, è il peccato. È il male supremo e assoluto, il rifiuto di qualsiasi interesse per l’esistenza, il rifiuto di prestare fedeltà alla vita. L’uomo che uccide un uomo, uccide un uomo. L’uomo che uccide se stesso, uccide tutti gli uomini: annienta il mondo. Il suo gesto è peggiore (dal punto di vista simbolico) di qualsiasi stupro o attentato dinamitardo. Perché distrugge tutti gli edifici ed offende tutte le donne. Il ladro è appagato dai diamanti, il suicida non lo è: questo è il suo crimine. Non si lascia corrompere nemmeno dalle pietre sfolgoranti della Città Celeste. Il ladro esalta gli oggetti che ruba, se non il loro proprietario. Ma il suicida insulta tutto ciò che esiste al mondo non rubandolo. Rifiutando di vivere per amore di un fiore, guasta tutti i fiori. In tutto l’universo non c’è una sola creatura minuscola per la quale la sua morte non sia una beffa. Quando un uomo s’impicca a un albero, le foglie potrebbero cadere incollerite e gli uccelli volare via furiosi, poiché ognuno di essi ha ricevuto un affronto personale”.

“Il fatto di seppellire il suicida separato dagli altri defunti ha un significato. Il crimine di quell’uomo è diverso dagli altri crimini, perché rende impossibili persino i crimini”.

“Il suicida, ovviamente, è l’opposto del martire. Un martire è qualcuno che ama così tanto qualcosa che sta fuori di lui da dimenticare la propria vita. Il suicida è un uomo che ama così poco qualsiasi cosa stia fuori di lui da desiderare di vedere la fine di tutto. Il primo vuole che qualcosa cominci, il secondo vuole che tutto finisca. In altre parole, il martire è nobile, proprio perché (per quanto rinunci al mondo o detesti tutta l’umanità) confessa questo estremo legame con la vita e pone il suo cuore fuori da se stesso: muore affinché qualcosa possa vivere. Il suicida è ignobile perché non possiede tale legame con l’esistenza: è un semplice distruttore, personalmente distrugge l’universo”.

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Storie di conversione: Nina Hagen

L’amore nuovo della rocker ribelle

di Silvia Guidi

“Non c’è niente di più trasgressivo ed eccitante dell’ortodossia” scriveva Chesterton, con il suo inguaribile amore per il paradosso urticante, volutamente fastidioso, l’unica risorsa dialettica ancora capace di épater le bourgeois del nichilismo gaio di cui l’apologeta inglese nei primi decenni del Novecento cominciava a vedere le prime avvisaglie.

Nina Hagen, storica icona rock amata da Wim Wenders e Pedro Almodóvar, da due anni a questa parte ha scoperto che è proprio così, che Chesterton aveva ragione: di nichilismo non è facile vivere e di nichilismo, in molti casi, si può morire. L’ha scoperto senza rinnegare niente della sua storia, portando alle estreme conseguenze la lotta contro il perbenismo sonnolento e compiaciuto di sé che tanti anni prima, ragazzina della ex Ddr prima della caduta del Muro, le aveva dato lo slancio e la grinta per gridare su un palco tutta la sua ribellione, incoraggiata dal cantautore dissidente Wolf Biermann. (altro…)

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3 settembre 2009

Un “uomo vivo”, semplicemente felice

Dopo cinquant’anni, la riproposta del capolavoro di Gilbert K. Chesterton

La sorpresa è ancora più piacevole perché non c’è un’occasione esterna – una data, una ricorrenza, un anniversario – che ne solleciti la ripubblicazione: Uomo vivo di Gilbert Keith Chesterton riappare in libreria per l’editore Morganti (Pezzan di Carbonera – Treviso, 2009, pagg 252, euro 15), a cinquantatre anni dalla volta precedente, in una nuova elegante traduzione, in versione integrale e con un titolo diverso da allora, che era Le avventure di un uomo vivo. Meritoria riproposta di un autore al quale Emilio Cecchi dedicò una lunga, lucida prefazione (la si trova nel volume pubblicato dall’editore Gherardo Casini nel 1956), con il famoso giudizio che paragona Chesterton a «un padre della Chiesa, obbligato dalle necessità dei tempi e del ministerio a predicare in stile burlesco alle turbe degli scettici e dei gaudenti.

La serietà delle sue intenzioni e dei suoi concetti non teme, frattanto, d’essere compromessa dalla stranezza verbale». Sembra, in qualche modo e senza ambigue analogie, un anticipo del Concilio.

L’interesse della riproposta di Uomo vivo sta nel fatto che nel romanzo – considerato dalla maggior parte della critica come il capolavoro dello scrittore inglese – si fondono le caratteristiche migliori del suo stile, il paradosso, il gusto della provocazione positiva, l’ironia del linguaggio, la comicità delle situazioni, la sollecitazione per quanto di meglio c’è nella natura umana. L’“uomo vivo” è Innocenzo Smith, del quale tutti dicono un gran male, perché sembra sia a più riprese fuggito con donne, abbia minacciato di morte un suo insegnante ai tempi dell’università, penetri molto spesso in case non sue, e dalla sua propria sia fuggito più di una volta, per abbandonarsi a interminabili vagabondaggi. (altro…)

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Da “Ortodossia” di G.K. Chesterton:

“Non c’è, invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia: l’ortodossia è la saggezza, e l’esser saggi è più drammatico che l’esser pazzi: è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli dall’altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria, e la precisione dell’aritmetica”

Sapeva che l’Ortodossia è la ruota anteriore che non ti tradisce e ti fa godere la vita…

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Non c’era bisogno di sollecitare Avvenire….

rich men are not very likely to be morally trustworthy

Orthodoxy, by G. K. Chesterton – chapter 7chesterton-3

Is there any answer to the proposition that those who have had the best opportunities will probably be our best guides?

Is there any answer to the argument that those who have breathed clean air had better decide for those who have breathed foul?

As far as I know, there is only one answer, and that answer is Christianity. Only the Christian Church can offer any rational objection to a complete confidence in the rich. For she has maintained from the beginning that the danger was not in man’s environment, but in man. Further, she has maintained that if we come to talk of a dangerous environment, the most dangerous environment of all is the commodious environment. I know that the most modern manufacture has been really occupied in trying to produce an abnormally large needle. (altro…)

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0106m20a“Tolstoy only praised the peasant; she was the peasant. Nietzsche only praised the warrior; she was the warrior. She beat them both at their own antagonistic ideals; she was more gentle than the one, more violent than the other. Yet she was a perfectly practical person who did something, while they are wild speculators who do nothing.”

Nel suo Ortodossia, Chesterton indica Giovanna D’Arco come un esempio di sanità mentale contro la follia del pensiero di inizio novecento, e la pone in contrasto con l’irenismo di Tolstoj e il nichilismo superomista di Nietzsche, per arrivare a indicare come queste considerazioni portino al rifiuto delle visioni frammentarie e riduzioniste del Cristo di Anatole France ed Ernest Renan.

Come mi ricorda spesso un amico, bello è notare come anche in queste note Chesterton non squalifichi aprioristicamente tutto quello che viene da Tolstoj o Nietzsche, ma con vigore contesti solo ciò che non condivide, dopo avere rilevato quanto ritiene condivisibile.

Ecco il brano per intero. Nota: mie le sottolineature.

“Joan of Arc was not stuck at the cross-roads, either by rejecting all the paths like Tolstoy, or by accepting them all like Nietzsche. She chose a path, and went down it like a thunderbolt. (altro…)

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