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In missione nel profondissimo Est

20 settembre 2011 – Avvenire – di Marina Corradi

Fuori il sole è ancora alto, ma le strade alle otto sono già semideserte. Theater Strasse 29, un vecchio palazzo appena ristrutturato che sa ancora di calce fresca. Delle famiglie neocatecumenali a Chemnitz ciò che più ti colpisce, quando le vedi insieme come questa sera, sono i figli: sei coppie, ciascuna con nove o dodici o anche quattordici ragazzi. In tutto sono una settantina, adolescenti o da poco sposati. E guardi le loro facce, i loro occhi lucenti, e pensi: che meraviglia, e che ricchezza abbiamo perso noi, europei del figlio unico (mentre da una stanza accanto arriva perentorio lo strillo di uno dei primi nipoti).

Commuove, la piccola folla di ragazzi cristiani stasera a Chemnitz, ex Karl-Marx-Stadt. Perché in quest’angolo di ex Ddr la civiltà nacque, nell’anno 1136, da un pugno di monaci benedettini, che fondarono un’abbazia; e si erano portati dietro delle famiglie cristiane che vivevano attorno al convento e disboscavano le foreste, per farne terra da coltivare; e anche quelle famiglie avevano dieci figli ciascuna. (altro…)

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CONTINUITÀ E ROTTURA: I DUE VOLTI DEL CONCILIO VATICANO II di Enrico Morini

Caro Sandro Magister, mi permetto di intervenire nel serrato dibattito sull’ermeneutica del Concilio Vaticano II. Mi ha incoraggiato a farlo anche il fatto che questo dibattito ha assunto di recente una connotazione legata alla mia città e alla mia Chiesa, in quanto vi sono coinvolti sia indirettamente la “scuola di Bologna” – rappresentata dallo scomparso Giuseppe Alberigo e da Alberto Melloni, esponenti della tesi cosiddetta della “rottura” – sia direttamente il pure bolognese p. Giovanni Cavalcoli OP, il quale, nella sua difesa della tesi della “continuità”, sembra discostarsi da una posizione mediana – che recentemente proprio a Bologna monsignor Agostino Marchetto ha ribadito –, auspicando un collegamento con gli “avversari tradizionalisti continuisti” (come Roberto de Mattei) per contrastare il “neo-modernismo degli anticontinuisti”. Io non ho titoli particolari per entrare in questo acceso dibattito: non sono un teologo, né ho velleità di assumerne il ruolo. Per vocazione sono piuttosto uno storico. (altro…)

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Pope Benedict XVI – BBC

Recalling with great fondness my four-day visit to the United Kingdom last September, I am glad to have the opportunity to greet you once again, and indeed to greet listeners everywhere as we prepare to celebrate the birth of Christ.

Our thoughts turn back to a moment in history when God’s chosen people, the children of Israel, were living in intense expectation.

They were waiting for the Messiah that God had promised to send, and they pictured him as a great leader who would rescue them from foreign domination and restore their freedom.

God is always faithful to his promises, but he often surprises us in the way he fulfils them.

The child that was born in Bethlehem did indeed bring liberation, but not only for the people of that time and place – he was to be the Saviour of all people throughout the world and throughout history.

And it was not a political liberation that he brought, achieved through military means: rather, Christ destroyed death for ever and restored life by means of his shameful death on the Cross.

And while he was born in poverty and obscurity, far from the centres of earthly power, he was none other than the Son of God.

Out of love for us he took upon himself our human condition, our fragility, our vulnerability, and he opened up for us the path that leads to the fullness of life, to a share in the life of God himself.

As we ponder this great mystery in our hearts this Christmas, let us give thanks to God for his goodness to us, and let us joyfully proclaim to those around us the good news that God offers us freedom from whatever weighs us down; he gives us hope, he brings us life.

Dear friends from Scotland, England, Wales and indeed every part of the English-speaking world, I want you to know that I keep all of you very much in my prayers during this Holy season.

I pray for your families, for your children, for those who are sick, and for those who are going through any form of hardship at this time.

I pray especially for the elderly and for those who are approaching the end of their days.

I ask Christ, the light of the nations, to dispel whatever darkness there may be in your lives and to grant to every one of you the grace of a peaceful and joyful Christmas.

May God bless all of you.

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Il nuovo politeismo e i suoi idoli tentatori.

Lo scorso 13 settembre, nel ricevere il nuovo ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Walter Jürgen Schmid, Benedetto XVI ha alzato gli occhi dal testo scritto e ha così proseguito: “Molti uomini mostrano oggi un’inclinazione verso concezioni religiose più permissive anche per se stessi. Al posto del Dio personale del cristianesimo, che si rivela nella Bibbia, subentra un essere supremo, misterioso e indeterminato, che ha solo una vaga relazione con la vita personale dell’essere umano. Se però uno abbandona la fede verso un Dio personale, sorge l’alternativa di un ‘dio’ che non conosce non sente e non parla. E, più che mai, non ha un volere. Se Dio non ha una propria volontà, il bene e il male alla fine non sono più distinguibili. L’uomo perde così la sua forza morale e spirituale, necessaria per uno sviluppo complessivo della persona. L’agire sociale viene dominato sempre di più dall’interesse privato o dal calcolo del potere”.

Da queste parole si capisce ancor più il motivo per cui oggi, per papa Benedetto, “la priorità suprema e fondamentale” sia di riaprire a una umanità disorientata l’accesso a Dio.

E “non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine, in Gesù Cristo crocifisso e risorto”.

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Avvenire – 4 novembre 2010
Il direttore risponde
Se i giovani di Ac diventano invasori
Caro direttore,
domenica scorsa di buon mattino ho scoperto che Roma era stata offesa tragicamente da un’orda barbarica. Ne ho avuto notizia sfogliando “Repubblica”, giornale che sono abituata a comprare abbastanza spesso (visto che Avvenire non ha cronaca cittadina), ma credo che cambierò abitudine… La grande doppia pagina iniziale della cronaca romana di questo giornale era infatti dedicata all’«Invasione dei centomila» e a ciò che aveva significato: «Il centro paralizzato per ore». Punto e basta. Insomma una requisitoria contro i ragazzi dell’Azione cattolica che si erano riuniti per andare dal Papa e avevano «mandato in tilt la città». (altro…)

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“E’ una stupidaggine, perché allora il mondo era pieno di sacerdotesse” esclama quando l’intervistatore evoca l’argomento che “duemila anni fa sarebbe stato impensabile” per Gesù “chiamare le donne al sacerdozio”

Luigi Accattoli cita un brano dell’Intervista a Benedetto XVI alla conferenza stampa di presentazione

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Dentro il laboratorio di un papa – Europa.

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