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CATTOLICI IN POLITICA: INTERVISTA A LUIGI BOBBA.
RADIO 24
I cattolici in politica oggi: Irrilevanti, trasversali, isolati? Intervista all’Onorevole Luigi Bobba.
Questa che si apre è una settimana piena di tensioni. Tensioni sindacali: in settimana si terrà il referendum sul problematico accordo su Mirafiori. Tensioni politiche: c’è attesa per la decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. Anche il dibattito politico vive momenti di tensione non solo tra le forze politiche ma anche al loro interno. E’ il caso del PD dove nei giorni scorsi si è aperto l’ennesimo confronto, e scontro, su diverse tematiche (dalle primarie a Mirafiori). Uno dei temi delicati, che sarà messo presto all’ordine del giorno del dibattito, è quello della questione etica sul fine vita. E questo riporterà al centro dell’attenzione il ruolo dei cattolici in politica. Ne parliamo con Luigi Bobba, ex presidente nazionale delle Acli, parlamentare del PD e vice-presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Un recente Convegno della Fondazione Giuseppe Lazzati, tenuto a Milano lo scorso dicembre, aveva come titolo: “I cattolici in politica: irrilevanti, trasversali, isolati?”. Quale di queste parole, secondo Lei, indica lo stato della situazione dei cattolici italiani?

Se dovessi sintetizzare la condizione dei cattolici nel sistema politico italiano, indicherei due rischi: quello dell’irrilevanza e quello, ancor più grave, dell’insignificanza. Nel primo caso,molti cattolici italiani non hanno ancora fatto definitivamente i conti con due trasformazioni radicali e non facilmente reversibili del sistema politico: il bipolarismo e la personalizzazione dell’azione politica. Spesso , queste trasformazioni, a sinistra, vengono identificate con la persona di Berlusconi. Ma il cambiamento è ben più profondo ed originato principalmente dall’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia e di regione: l’elettore, anche quello cattolico, ha ormai incorporato nel suo immaginario questi due tratti distintivi dell’azione politica; con essi bisogna farci i conti se non si vuole diventare irrilevanti. Dunque bisogna agire all’interno del sistema bipolare, a meno che si abbiano la forza e i numeri per creare una polarità alternativa capace di scompigliare radicalmente questo bipolarismo. Se così non e’, almeno nel breve periodo,ne consegue che bisogna lavorare per mettere all’angolo le forze più radicali ed estreme del sistema- la Lega e l’Idv- in modo da avere un bipolarismo meno condizionato dalle estreme e dove la competizione si sposti sul centro del sistema politico. Tale auspicabile condizione vedrebbe presumibilmente i cattolici più capaci di incidere sulle scelte , di condizionare i rispettivi schieramenti e di promuovere una nuova classe politica.
La questione dell’insignificanza ha radici non tanto politiche ma ecclesiali. Ovvero il diffondersi di un cristianesimo self-service o il ricupero di valori cristiani in chiave meramente difensiva e identitaria, hanno indebolito il legame profondo che vi è stato nel nostro Paese tra appartenenza di fede e impegno in politica. Non invoco certo un ritorno indietro, bensì il superamento di una schizofrenia determinata dalla separazione intraecclesiale e politica tra coloro che vivono l’esperienza politica come guidata unicamente da valori di carattere sociale (la pace, la solidarietà, ecc) e coloro che la legano esclusivamente alla questione antropologica (vita , temi etici,ecc.). Solo se, come peraltro ci indica chiaramente la Caritas in veritate, si andra’ oltre questa divaricazione, anche la presenza politica dei credenti potrà meglio esprimere, in modo del tutto laico, il legame essenziale con i valori della fede.

Parliamo un po’ del PD. Lei, qualche tempo fa, scriveva che “Il Pd nasce come formazione plurale in cui trova piena cittadinanza il cattolicesimo sociale e popolare come cultura fondante del partito. Questo rimescolamento di identità diverse costituisce la vera scommessa del Pd per crescere e per non essere soltanto una forza socialdemocratica in cui le altre tradizioni riformiste rimangono schiacciate”. Secondo lei questo rimescolamento c’è stato, oppure è una scommessa persa? (altro…)

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Pezzotta
Binetti

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http://www.scuoladipolitica.it/web/news.aspx?id=47.

Armillei e Mancina su Democratica dopo lo scambio Ceccanti-Rodotà

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Postato in landino.it – in riferimento alla lettera di Giovanni Bachelet a Stefano Ceccanti

Per quel che vale il mio parere qui, io non riesco a vedere le cose in modo così irenico come le vede Bachelet.
Se lui è mosso da nobilissima volontà di dialogo, non così mi pare la “controparte”.
Non mi pare esistano premi “supercattolico dell’anno”. Mentre il premio “laico dell’anno” è unicamente configurabile in funzione negativa, anticlericale a dir poco. Ma sappiamo che ormai non è il clero l’obiettivo, ma la stessa idea di uomo, come Armillei e Ceccanti bene individuano. (altro…)

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Statalisti e libertari–landino.it.

Armillei e Ceccanti vs Rodotà – Molto, molto, molto valido.

Armillei:

In questi giorni il centro studi del PD ha diffuso un documento di riflessione sulla questione della laicità e dei diritti individuali. Si tratta, in particolare, di un lungo e articolato contributo di Stefano Rodotà nel quale si sviluppa un tentativo di legare organicamente laicità, autodeterminazione della persona e diritto. L’operazione è naturalmente condotta con grande coerenza intellettuale. Il punto è: il PD pensa di proporre quella di Rodotà come la sua linea?La mia impressione è che l’attuale leadership stia spostando il PD su un altro binario rispetto a quello nel quale era stato collocato al momento della sua fondazione. E lo stia facendo rovinosamente deragliare. Rendendolo ostaggio di un micidiale mix fatto di statalismo economico e libertarismo individualistico. Tanto era aperta e coerente l’impostazione iniziale – assumere le conseguenze politiche di una società poliarchica ad alta differenziazione funzionale dentro un’etica della responsabilità – tanto è radicale e minoritaria la sua evoluzione.

Ceccanti:

Il serio problema è che il concreto punto di vista di Rodotà, nella sua assoluta (e del resto notoria) chiarezza, a mio avviso, non è affatto conciliabile con l’obiettivo di una nuova sintesi tra laici e cattolici, fermo restando il più ampio pluralismo che va garantito nel Pd alle più diverse espressioni culturali. Ritengo doveroso sottolinearlo criticamente per prendere sul serio il lavoro comune che facciamo.
Anche se Rodotà parla di “persona”, in realtà quella che viene alla luce è con tutta evidenza una concezione centrata unilateralmente sull’individuo, facendo coincidere strettamente laicità con autonomia e autodeterminazione (pag. 7, sin dall’esordio). Perché ci sia persona (e non solo individuo) ci deve essere anche un reticolo di relazioni comunitarie, di formazioni sociali che dubito possa essere descritto quasi solo come “grumo di rappresentazioni che avvinghiano la vita” (pag. 21), a cui sarebbero unilateralmente legati oggi in Italia i sostenitori di un nuovo compromesso tra Trono e Altare (Ivi), da cui ci dovremmo liberare per realizzare “un ambiente pienamente laicizzato” (pag. 28). (…) Sarà pur vero, come motiva Rodotà (Ivi, pp. 15-16) che parlare di autodeterminazione rispetto alla vita è cosa molto diversa da parlarne con riferimento al mercato, ma mi è difficile immaginare che in un ambito si consideri solo l’individuo una realtà e la rete comunitaria che costituisce una società una mera astrazione, mentre in un altro ambito vigano criteri interpretativi del tutto opposti, essendo peraltro entrambi regolati da una medesima Costituzione che non mi sembra identifichi un doppio standard così marcato e ad opera di un medesimo partito che rischia così di oscillare scizofrenicamente, come ha notato Giorgio Armillei in un bell’intervento sul blog http://www.landino.it tra libertarismo dei diritti individuali e statalismo economico-sociale.

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Eugenetica ed altri malanni – o della questione antropologica come questione sociale
Alessandro Canelli | novembre 13, 2010 11:41 am

Recentemente ha fatto scalpore la frase del professore che voleva il ritorno alla rupe tarpea per eliminare i disabili.
Ma mentre imperversava il tormentone mediatico ho vissuto una somma di piccole vicende che mi hanno toccato un po’ più da vicino. (altro…)

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Poliarchia, bene comune, cattolicesimo responsabile

Settimane sociali: la vocazione maggioritaria di quel cattolicesimo conciliare che si sa rinnovare

di Stefano Ceccanti | pubblicato il 27 ottobre

Per capire la Settimana sociale di Reggio Calabria bisogna tenere in conto la distinzione di un intellettuale cattolico catalano, Josep Maria Carbonell, che in un intervento( leggibile sul blog www.landino.it), ha segnalato come sia in realtà tuttora maggioritario, a patto che si sappia lasciar interrogare dalle novità successive al Vaticano II, il cattolicesimo che chiama montiniano e che subisce da un lato, anche con alcuni avalii autorevoli, la critica del “Cattolicesimo da tea-party” (che rischia di trasformare la Chiesa in un insieme di sette intransigenti) e, dall’altra, la critica ribellistica del cattolicesimo della diaspora che in nome della purezza evangelica rischia di dissolvere la Chiesa. Si tratta quindi di affermare la vocazione maggioritaria del cattolicesimo montiniano aderendo all’intera agenda dei nostri tempi, con i criteri e la vocazione profetica richiesti alla Chiesa.
Su Reggio Calabria molto si è già scritto e chi ha partecipato, come me, è rimasto stupito positivamente soprattutto per alcuni passaggi simbolici, primo fra tutti il fatto che il limite tassativo di tre minuti nei gruppi di studio era applicato indistintamente a tutti, che fossero vescovi, arcivescovi, deputati, senatori o l’ultimo animatore di una Caritas parrocchiale. (altro…)

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