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Posts Tagged ‘Atei Devoti’

legge…la legge, di sicuro, è il luogo più inadatto, più inospitale, per depositarvi visioni ultime della vita. Checché ne pensino i feticisti della legge, ci sono molte più cose in cielo e in terra di quante non ne possano contenere i loro codici e i loro commi.

La legge sul fine vita

I confini della politica

di Angelo Panebianco

La frittata è fatta. Non c’è modo di tornare indietro. Lo scontro sui contenuti della legge che deve, con delicato linguaggio burocratico, «regolamentare il fine vita » dilanierà il Paese per molti anni. Forse era inevitabile. (altro…)

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Questa libertà, per la quale in ultima analisi tutto è relativo al soggetto, viene eretta a supremo criterio etico e giuridico: ogni altra posizione può essere quindi lecita soltanto finché non contrasta ma rimane subordinata rispetto a questo criterio relativistico. (…)ruini2

Anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe (…) cercare di vivere e indirizzare la propria vita come se Dio ci fosse: «Così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgente bisogno» (J. Ratzinger, L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, pp. 60-63).

…lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che esso stesso non può garantire e tra questi, come già sosteneva Hegel, sembrano svolgere un ruolo peculiare gli impulsi e i vincoli morali di cui la religione è la sorgente. (…)

Oggi, prima che di assicurare dei limiti e degli argini, si tratta di trovare delle ragioni di vita, e questa è, fin dall’inizio, la funzione, o meglio la missione più propria del cristianesimo: esso infatti ci dice anzitutto non “come” vivere, ma “perché” vivere, perché scegliere la vita, perché gioirne e perché trasmetterla.

19 Febbraio 2009

Laicità, punti fermi per l’etica pubblica

Con il Vaticano II si è aperta una nuova stagione di rapporti fra cattolici e mondo laico. Ma oggi viviamo una fase nuova, a volte fatta di contese.
Con il Vaticano II è stata inaugurata una nuova stagione dei rapporti tra Chiesa e laicità, come tra religione cattolica e libertà: una stagione nella quale si è coltivata inizialmente la speranza che ogni contenzioso sulla laicità fosse ormai alle nostre spalle. Non era una speranza priva di ragioni concrete, anche e particolarmente per quanto riguarda il terreno “sensibile” dei rapporti tra Chiesa e Stato: con il pieno riconoscimento della libertà religiosa da parte del Concilio Vaticano II veniva meno infatti la giustificazione di principio di una “religione di Stato”, che aveva costituito l’ostacolo sostanziale alla laicità dello Stato stesso e delle sue istituzioni. (altro…)

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Da Europa del 16/01/2009religionandpoliticslarge
CATTO
Autobus degli atei, una sfida per la Chiesa

ANGELO BERTANI

«A ben guardare, la pubblicità pro-ateismo può anche servire alla causa della fede religiosa. Nel senso che può scuotere dall’indifferenza molti credenti per caso o per tradizione, che si trascinano nel tempo un vago orientamento di fede senza un’adeguata riflessione e approfondimento ». Franco Garelli (La Stampa, 14 gennaio) dice le cose più sagge a proposito dell’iniziativa dell’«Unione degli atei e agnostici razionalisti» che intendono far comparire su alcuni autobus di Genova (per ora) una singolare pubblicità: «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno».
Certo i credenti possono ritenersi sfidati. A qualcuno l’iniziativa potrà sembrare di dubbio gusto, e forse lo è.
Altri proveranno una tentazione invincibile di rispondere per le rime. Speriamo che politici zelanti, che vivono un po’ di rendita sull’ “etichetta cristiana” non si lancino in nuove crociate.
Ma vien da pensare che l’occasione è buona per ricordare tante piccole e grandi verità che fanno parte della tradizione cristiana. (altro…)

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Un commento dal Times che fa pensare. Il ragionamento – svolto da un commentatore dichiaratamente ateo ed ex parlamentare conservatore – è che solo l’autocoscienzgodwin_bible460a della dignità di ogni individuo e della possibilità di incidere sul proprio destino che deriva dal cristianesimo può scuotere l’Africa dal suo fatalismo.

Da specificare che nell’articolo si fa principalmente riferimento ad un cristianesimo di stampo protestante, fortemente individualistico. Un cristianesimo che si potrebbe dire fortemente marcato, fin dal suo nascere, dalla mentalità individualista della neonata borghesia mercantile europea.

Ma rimane il fatto che qui si riconosce il ruolo determinante di questo approccio all’esistenza per affermare la dignità di ogni essere umano. Quanta parte della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo esisterebbe senza l’approccio cristiano all’esistenza ed al valore di ogni singolo individuo?

Interessantissimi anche i commenti che l’articolo ha suscitato tra i lettori del Times. link ai commenti apparsi sul sito del Time

From The Times – December 27, 2008 – As an atheist, I truly believe Africa needs God
Missionaries, not aid money, are the solution to Africa’s biggest problem – the crushing passivity of the people’s mindset
Matthew Parris

Before Christmas I returned, after 45 years, to the country that as a boy I knew as Nyasaland. Today it’s Malawi, and The Times Christmas Appeal includes a small British charity working there. Pump Aid helps rural communities to install a simple pump, letting people keep their village wells sealed and clean. I went to see this work.

It inspired me, renewing my flagging faith in development charities. But travelling in Malawi refreshed another belief, too: one I’ve been trying to banish all my life, but an observation I’ve been unable to avoid since my African childhood. It confounds my ideological beliefs, stubbornly refuses to fit my world view, and has embarrassed my growing belief that there is no God.

Now a confirmed atheist, I’ve become convinced of the enormous contribution that Christian evangelism makes in Africa: (altro…)

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religionandpoliticslargeDal Corriere della Sera di oggi

Il saggio di Marcello Pera con un testo del Papa. «Il cristianesimo, chance dell’Europa»

«La mia posizione è quella del laico e liberale che si rivolge al cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza», di una «speranza» possibile per la nostra società, per la politica, per il mondo delle istituzioni, ed in particolare per la vecchia Europa, «la terra più scristianizzata dell’Occidente e se ne fa un vanto». Dove vivere come se nessun Dio esistesse «non sta dando i frutti promessi». Europa che al cristianesimo deve ritornare «se vuole davvero unificarsi in qualcosa che assomigli ad una nazione, una comunità morale». (altro…)

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E’ un fenomeno degno di nota, e qualcosa che dovrebbe far riflettere i nostri progressisti, che in termini di mera polemica tali cattolici convertiti o neocattolici si sono rivelati i veri vincitori

Tratto da “il blog dell’Uomo Vivo” link qui a fianco:

Leggete questo passo di Hanna Arendt su Chesterton, Péguy e Bernanos (stimolati da un nostro socio lo abbiamo ritrovato…).
L’incipit che abbiamo omesso solo per brevità riguarda la possibilità di una rinascita cristiana in Francia e i cosiddetti “cattolici senza fede”.
A parte il giudizio non lusinghiero su Belloc (sul quale non è l’unica che indugia, e sul quale andrebbe fatta maggiore luce), dice molte cose interessanti.
Chi vuole, può interagire.

“Ma proprio al fianco di questi fascisti dilettanti spuntò un movimento di rinascita cattolico ben diverso, i cui principali rappresentanti furono Péguy e Bernanos in Francia e Chesterton in Inghilterra. (altro…)

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Quel che la «fede debole» non capisce – DARIO ANTISERI – da Avvenire 10 Maggio 2008
Una delle ragioni per cui Kierkegaard si scaglia contro Hegel è che Hegel piegava il cristianesimo alla cultura del suo tempo, alla sua cultura, alla sua filosofia – un po’ come fanno oggi, stabilite le debite proporzioni, i cosiddetti «atei devoti», i quali piegano la fede degli altri ai loro interessi di potere politico: «Rifiuto la fede per quello che è, la uso per quello che mi serve»: questa, in sintesi, la posizione dell’ateo devoto. Ma torniamo ad Hegel. Hegel – scrive Kierkegaard – è un falsario «che gioca al cristianesimo». Il compito era soddisfare l’eternità, ma Hegel e i suoi seguaci intendono soddisfare il tempo e trovano più comodo «adulare i contemporanei». Il cristianesimo è «una verità che salva». Non è cultura. Ma – sbotta Kierkegaard (altro…)

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