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Posts Tagged ‘secolarismo’

AVVENIRE – Cultura 17 novembre 2011

I quattro peccati della postmodernità

 La denuncia del degrado antropologico indotto dai modelli culturali della società dei consumi e dello spettacolo è pressoché unanime. L’inerzia propositiva, però, è altrettanto generalizzata. Il sistema dominante del conformismo critico, d’altra parte, è occhiuto e minaccioso. Guai a chi è colto nel flagrante delitto di invocare forze proporzionate di reazione agli eccessi e di sviluppare forme di negazione determinata dei loro presupposti sistemici. La città brucia e impieghiamo la maggior parte del tempo a spiegarci tra noi. In ogni caso, siamo ormai in regime di dialogo permanente da un bel po’, ma l’accanimento delle parti per la pura difesa del diritto di stare in scena si aggrava ogni giorno. Devoti ossessivi e sbeffeggiatori impudenti ricavano energie parassitarie dalla nostra radiazione malinconica di fondo, che ormai si diffonde globalmente. E le investono su opposti estremismi, in nome della fede o della ragione, confondendo molti. In un mondo che perde logos, la reazione a catena del polemos (della guerra, della violenza, dell’aggressività di tutti contro tutti) guadagna terreno e si fa incontrollabile. In un mondo che rimane senza l’audace e creativa testimonianza dell’umanesimo cristologico, il politeismo degli dèi razzisti e corporativi occupa la scena. Il tentativo di annichilire il cristianesimo lavora certamente per il nichilismo, dovunque accada. Lo svuotamento dell’incarnazione di Dio fa regredire la religione e l’ominizzazione: indisgiungibilmente. Per questo, noi per primi ci dobbiamo purificare col fuoco, pur di restituire all’Evangelo il suo onore. Non solo la sua verità. L’Occidente, del resto, ha covato a lungo il suo uovo di serpente. Puntuale, arriva la sua moria dei primogeniti. Infine, c’è del lavoro urgente da fare: riguarda beni di prima necessità per l’ominizzazione, che il mercato ha dismesso. Chi ha qualcosa da dare, e voglia di lavorare per il riscatto della generazione, a qualsiasi popolo appartenga, sarà bene accetto. La ripresa di iniziativa culturale del cristianesimo chiede, dal canto suo, disincanto del mondo, cultura impeccabile, passione per la cosa. Non siamo nel peggiore dei mondi possibili: è un mondo che abbiamo contribuito a generare. Nel deserto del suo abbandono, il popolo si rassegna a farsi vitelli d’oro. Ormai c’è assuefazione. Ma l’idolo è sempre una faccenda di testa. L’idolo è un simbolo, un esorcismo: anche una passione vera che diventa ossessione di un dio falso. È di questi idoli «di testa» che voglio parlare. Individuo una priorità strategica. Scelgo quattro figure dell’idolatria culturale postmoderna la cui interdipendenza fa da moltiplicatore per un vasto indotto di superstizione: la fissazione della giovinezza, l’ossessione della crescita, il totalitarismo della comunicazione, l’irreligione della secolarizzazione. Evidentemente, in queste figure ci sono termini che evocano immediatamente oggetti e fatti che non hanno in sé nulla di demoniaco o di idolatrico. Questa è precisamente la serietà dell’insidia. L’idolatria di maggiore successo si raccomanda proprio in virtù della sua apparente esaltazione di ciò che rappresenta una promessa di realizzazione buona del desiderio collettivo. Corruptio optimi pessima. L’eccellenza che si concede alla corruzione genera il peggio del peggio. La volontà di potenza che preme per travolgere il vincolo fra legame sociale e umanesimo etico, sotto il segno del progresso delle tecniche e dell’aumento delle risorse, ha individuato queste figure come simboli funzionali alla propria legittimazione. La testa del parassita, però, che ha piegato irresistibilmente verso l’idolatria il moderno umanesimo razionalistico della coscienza, ha una precisa identità. Lo indico come principio di autorealizzazione. Nel passaggio all’autorealizzazione tecnologica dell’Io pensante, che lo ha travolto, si è innescata la deriva del nichilismo specifico della nostra contemporaneità: l’autismo etico dell’Io sentimentale. Eresia della verità cristiana della persona, il cui logos aveva aperto l’Occidente alla sua destinazione. Corruzione dell’umanesimo moderno, che ha requisito il pathos dell’immenso e felice lavoro della generazione, dirottandolo verso le tristi passioni di un ethos individualistico e predatore, che diventa nomos di massa. Le figure etiche dell’autodeterminazione (libertà di coscienza, potenza della volontà) ne sono state inquinate e stravolte: sottratte alla splendida giustizia del voler-bene; e indotte a lavorare, per la propria emancipazione, contro l’umano che è comune. La civetteria postmoderna dell’intellettuale, che fornisce legittimazione all’individualismo etico, e giustifica criticamente l’intimidazione di ogni umanesimo difforme – soprattutto quello cristiano –, fa il lavoro della seconda Bestia. Le vittime designate per l’offerta al drago, come tutti sanno, sono ragazzi e ragazze. Non ne abbiamo mai consegnati così tanti. Noi, popoli cristiani d’Occidente, abbiamo meritato le conseguenze di questa ricaduta nel paganesimo. Ma ci è consentito un soprassalto di orgoglio: possiamo smascherare l’idiozia della cultura che pretende di rappresentarci, e aprire mille luoghi di liberazione dalla dipendenza dei signori delle tessere che ne traggono profitto. L’idolo del postmoderno non ci rappresenta. Ci sono rimasti assai più di dieci giusti, per convincere Dio, in favore delle generazioni che vengono, che non siamo così indegni dei doni ricevuti. Pierangelo Sequeri © riproduzione riservata

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Incoraggiare la capacità, di credenti e non, di coltivare valori comuni

http://www.scuoladipolitica.it/web/magazine.aspx?did=574.

2. La riflessione proposta da Ratzinger è ormai largamente nota, soprattutto ai lettori di questo giornale. Essa ha al centro l’affermazione che la buona politica, la politica che vuole essere impegno per la giustizia e costruzione delle condizioni di fondo per la pace, è una politica subordinata al diritto, una politica che conosce il suo limite e riconosce la supremazia del diritto, secondo una visione liberale, pluralista, poliarchica. “Togli il diritto – dice il Papa citando sant’Agostino – e allora cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”. Una politica ridotta a volontà di potenza, a mera risultante dei rapporti di forza, o anche solo ad arte e tecnica della conquista e della conservazione del potere, è la minaccia più grande per l’umanità: nella migliore delle ipotesi, avremo cattiva politica, malgoverno, corruzione. Ma il Novecento, per altri versi il secolo delle lotte per la libertà e degli spettacolari progressi della scienza e della tecnica, ci ha anche insegnato, in modo definitivo, che una politica che perde il senso del limite è capace di spalancare davanti all’umanità l’abisso del male assoluto, di generare il mostro totalitario, la scientifica e sistematica, intenzionale e organizzata distruzione della dignità e della stessa vita umana. Nessuno lo sa meglio di noi tedeschi, ricorda Ratzinger. (altro…)

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se la politica non si apre allo sguardo della fede e alla dimensione della trascendenza, essa resterà prigioniera di un umanesimo dimezzato e soprattutto non avrà la forza per affrontare e per vincere le grandi sfide che incombono oggi sull’umanità

La Spezia,7 Ottobre 2011
INTERVENTO SULLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI VANNINO CHITI:
“ RELIGIONI E POLITICA NEL MONDO GLOBALE”
(Le ragioni di un dialogo), Giunti,Firenze 2011

Premessa
Ritengo che in questo suo ultimo libro Vannino Chiti abbia dato una prova ulteriore che soltanto avendo il coraggio di relativizzare la politica, andando oltre le sue categorie, si creano le condizioni per rinnovarla.
Bisogna cioè far dialogare la politica con altri mondi, metterla a confronto con altri orizzonti, declinare i suoi principi con altri universi del sapere o del credere, come ad esempio la religione, o meglio, le religioni. Viviamo infatti in un contesto globale in cui ogni cittadino viene a contatto con il mosaico delle fedi. Per questo ho trovato molto suggestiva la dedica del libro a due toscani come lui che hanno creduto fortemente alla “bellezza del dialogo”: Ernesto Balducci e Mons. Alberto Ablondi (Vescovo di Livorno e appassionato dell’ecumenismo.
Ciò che rende avvincente la lettura di questo volume è la convinzione che l’Autore ribadisce più volte, che se la politica non si apre allo sguardo della fede e alla dimensione della trascendenza, essa resterà prigioniera di un umanesimo dimezzato e soprattutto non avrà la forza per affrontare e per vincere le grandi sfide che incombono oggi sull’umanità,dalla globalizzazione all’informazione digitale, dal fenomeno migratorio al degrado ecologico del nostro pianeta. (altro…)

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Le forze politiche progressiste europee devono far venir meno ogni pregiudizio, ostilità o anche soltanto incomprensione nei confronti del fenomeno religioso. Nell’assenza di strumenti adeguati e democratici di governance mondiale, la diffusione della cultura democratica, delle libertà fondamentali, della tutela dei diritti umani non può essere affidata ai soli partiti: è essenziale coinvolgere le forme nuove della politica contemporanea, le associazioni, le organizzazioni non governative.

A mio giudizio, le religioni possono svolgere un ruolo non solo decisivo, ma insostituibile. Naturalmente non è un esito scontato: esso esige un clima sociale di considerazione e rispetto; domanda alle forze progressiste l’impegno per realizzare una secolarizzazione non distruttiva, correggendone quei tratti che in Europa avevano messo ai margini, come arcaica, l’esperienza religiosa; richiede alle religioni la messa al bando di ogni giustificazione nei confronti dell’intolleranza e della violenza.

12 aprile 2011
IDEE
Reggere il mondo con le religioni
Quella che chiamiamo «globalizzazione» continua a mutare profondamente il configurarsi delle società e il peso della soggettività individuale, quanto meno nel mondo più avanzato: cambiano così gli scenari della politica e gli stessi modi di essere delle religioni, non scomparse, ma al contrario presenti con una maggiore incisività e influenza. Il problema che si pone alla democrazia è quello di consentire una presenza pubblica delle religioni, senza far venire meno, anzi rafforzando, il ruolo dello Stato di diritto. Una dimensione pubblica delle religioni è una ricchezza per la nostra convivenza nella società e per la stessa democrazia, nella misura in cui si accompagni – in modo inseparabile – al pluralismo religioso. (altro…)

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Europa.it quotidiano

Sister Mary Stigmata

15 febbraio 2011

Commenti –
Se le suore si arrabbiano
Massimo Faggioli

È da alcuni anni che la conferenza episcopale americana ha una donna come portavoce. Ma quello che è successo domenica scorsa in Italia è davvero molto particolare. Il messaggio letto da suor Eugenia Bonetti alla manifestazione in difesa della dignità delle donne scavalca qualsiasi organigramma istituzionale e rappresenta un precedente per il rapporto tra chiesa italiana, questione femminile e mondo della politica. Il suo discorso durato undici minuti contiene molti altri messaggi.
La chiesa italiana è fatta non solo di monsignori ma anche (e soprattutto, quando si parla di trasmissione della fede cristiana) di donne, ed è una chiesa che conosce le “donne di strada” e i loro destini meglio degli impresari del mercimonio dei corpi e delle anime.
I veri benefattori di quei corpi e di quelle anime sono altri (si pensi a don Benzi, scomparso nel 2007), come tutti sanno ma molti fanno finta di non sapere. (altro…)

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Il testo che pubblichiamo qui sotto è stato scritto per “L’espresso” da Marco Paolini che sarà protagonista la sera del 26 gennaio a La7 di una serata evento dedicata alla Giornata della Memoria.

Tra il 1939 e il 1945 nel territorio del Reich furono ammazzati centinaia di migliaia di cittadini tedeschi, persone disabili e malati di mente. Le prime vittime del nazismo furono loro: prima degli ebrei, prima degli zingari, prima degli omosessuali. Prima di tutti, furono passati per il camino i propri figli mal riusciti, in un miscuglio di ragioni razziali pseudoscientifiche ed economiche, mai dette apertamente però sapientemente indotte: forse anche per questo, ciò che accadde per mano di pochi, accadde sotto gli occhi di tutti. Uccisi da medici o per ordine di medici, da persone impiegate in luoghi che dovevano curare. Oggi ne sappiamo molto di più di quel che successe durante il nazismo. Sappiamo i metodi usati per uccidere, sappiamo i colpevoli, sappiamo i grandi numeri. Se si vuole si possono anche trovare informazioni sul diametro dei tubi dove passava il gas, sul tipo di raccordi usati per unire tra loro i tubi. Però la storia dello sterminio dei disabili e dei malati di mente è stata tenuta nascosta fino a pochi anni fa. Persone che non hanno avuto parola e che per molto tempo non hanno avuto nemmeno considerazione: perché erano “meno”. È la storia di uno sterminio di massa, conosciuto come T4, dove T4 sta per Tiergatenstrasse 4, l’indirizzo dell’ufficio di Berlino che governava una macchina di medici, infermieri, psichiatri, impiegati che nella Germania nazista hanno soppresso 300 mila (almeno) “vite indegne di essere vissute”. Perché? Forse perché rallentavano la marcia del Terzo Reich.
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Report notes increasing marginalisation of Christians in Europe | Christian News on Christian Today.

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