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I CAPELLI DI UNA BAMBINA E LA RIVOLUZIONE – Testi tosti.

Tempo fa, certi dottori e altri personaggi, a cui la moderna legge ha permesso di imporre norme ai propri concittadini malvestiti, hanno emanato un provvedimento in ossequio al quale tutte le bambine avrebbero dovuto avere i capelli tagliati corti. Ovviamente, parlo delle bambine con genitori poveri. Presso le bambine ricche sono molto comuni parecchie abitudini malsane, ma passerà un bel po’ di tempo prima che qualunque dottore interferisca. Ebbene, il motivo di quella specifica interferenza fu che i poveri sono stipati in squallidi bassifondi così puzzolenti e soffocanti che non si deve permettergli di avere i capelli, perchè nel loro caso significherebbe avere i pidocchi. Pertanto, i dottori propongono di abolire i capelli. Non sembra essergli mai passato per la mente di abolire i pidocchi. Eppure si potrebbe fare. (altro…)

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Incoraggiare la capacità, di credenti e non, di coltivare valori comuni

http://www.scuoladipolitica.it/web/magazine.aspx?did=574.

2. La riflessione proposta da Ratzinger è ormai largamente nota, soprattutto ai lettori di questo giornale. Essa ha al centro l’affermazione che la buona politica, la politica che vuole essere impegno per la giustizia e costruzione delle condizioni di fondo per la pace, è una politica subordinata al diritto, una politica che conosce il suo limite e riconosce la supremazia del diritto, secondo una visione liberale, pluralista, poliarchica. “Togli il diritto – dice il Papa citando sant’Agostino – e allora cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”. Una politica ridotta a volontà di potenza, a mera risultante dei rapporti di forza, o anche solo ad arte e tecnica della conquista e della conservazione del potere, è la minaccia più grande per l’umanità: nella migliore delle ipotesi, avremo cattiva politica, malgoverno, corruzione. Ma il Novecento, per altri versi il secolo delle lotte per la libertà e degli spettacolari progressi della scienza e della tecnica, ci ha anche insegnato, in modo definitivo, che una politica che perde il senso del limite è capace di spalancare davanti all’umanità l’abisso del male assoluto, di generare il mostro totalitario, la scientifica e sistematica, intenzionale e organizzata distruzione della dignità e della stessa vita umana. Nessuno lo sa meglio di noi tedeschi, ricorda Ratzinger. (altro…)

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se la politica non si apre allo sguardo della fede e alla dimensione della trascendenza, essa resterà prigioniera di un umanesimo dimezzato e soprattutto non avrà la forza per affrontare e per vincere le grandi sfide che incombono oggi sull’umanità

La Spezia,7 Ottobre 2011
INTERVENTO SULLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI VANNINO CHITI:
“ RELIGIONI E POLITICA NEL MONDO GLOBALE”
(Le ragioni di un dialogo), Giunti,Firenze 2011

Premessa
Ritengo che in questo suo ultimo libro Vannino Chiti abbia dato una prova ulteriore che soltanto avendo il coraggio di relativizzare la politica, andando oltre le sue categorie, si creano le condizioni per rinnovarla.
Bisogna cioè far dialogare la politica con altri mondi, metterla a confronto con altri orizzonti, declinare i suoi principi con altri universi del sapere o del credere, come ad esempio la religione, o meglio, le religioni. Viviamo infatti in un contesto globale in cui ogni cittadino viene a contatto con il mosaico delle fedi. Per questo ho trovato molto suggestiva la dedica del libro a due toscani come lui che hanno creduto fortemente alla “bellezza del dialogo”: Ernesto Balducci e Mons. Alberto Ablondi (Vescovo di Livorno e appassionato dell’ecumenismo.
Ciò che rende avvincente la lettura di questo volume è la convinzione che l’Autore ribadisce più volte, che se la politica non si apre allo sguardo della fede e alla dimensione della trascendenza, essa resterà prigioniera di un umanesimo dimezzato e soprattutto non avrà la forza per affrontare e per vincere le grandi sfide che incombono oggi sull’umanità,dalla globalizzazione all’informazione digitale, dal fenomeno migratorio al degrado ecologico del nostro pianeta. (altro…)

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L’idea di stato che non piaceva a Lefebvre, ma neanche a Dossetti

Su http://www.chiesa è uscito stamane un ampio saggio del professor Martin Rhonheimer che analizza a fondo la svolta copernicana operata dal Concilio Vaticano II quando affermò la libertà di ogni cittadino di praticare la sua religione, anche se “falsa”:

> Chi tradisce la tradizione. La grande disputa

Questa svolta conciliare non è mai stata digerita dalle correnti tradizionaliste.

Ceccanti

Ma “non dovette piacere affatto neanche a don Giuseppe Dossetti”, cioè al grande stratega dell’ala progressista conciliare, ci scrive il professor Stefano Ceccanti.

Ceccanti, ordinario di diritto pubblico all’Università “La Sapienza” di Roma, costituzionalista, senatore del Partito Democratico, è stato presidente nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, FUCI, dal 1985 al 1987.

Ecco il suo commento:

“Il punto difficile da capire è che la dichiarazione conciliare ‘Dignitatis humanae‘ sulla libertà di religione adotta un diverso concetto di Stato, lo limita rispetto all’immunità dalla coercizione.

“La ‘Dignitatis humanae’ è un testo pragmatico di matrice anglosassone. Per questo, oltre che non piacere ai tradizionalisti, non piaceva affatto neanche a don Giuseppe Dossetti, che aveva una visione più forte di Stato. (altro…)

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Second Christian street preacher awarded damages for wrongful arrest | Christian News on Christian Today.

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http://www.scuoladipolitica.it/web/news.aspx?id=47.

Armillei e Mancina su Democratica dopo lo scambio Ceccanti-Rodotà

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Postato in landino.it – in riferimento alla lettera di Giovanni Bachelet a Stefano Ceccanti

Per quel che vale il mio parere qui, io non riesco a vedere le cose in modo così irenico come le vede Bachelet.
Se lui è mosso da nobilissima volontà di dialogo, non così mi pare la “controparte”.
Non mi pare esistano premi “supercattolico dell’anno”. Mentre il premio “laico dell’anno” è unicamente configurabile in funzione negativa, anticlericale a dir poco. Ma sappiamo che ormai non è il clero l’obiettivo, ma la stessa idea di uomo, come Armillei e Ceccanti bene individuano. (altro…)

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