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Posts Tagged ‘etica ed economia’

se la politica non si apre allo sguardo della fede e alla dimensione della trascendenza, essa resterà prigioniera di un umanesimo dimezzato e soprattutto non avrà la forza per affrontare e per vincere le grandi sfide che incombono oggi sull’umanità

La Spezia,7 Ottobre 2011
INTERVENTO SULLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI VANNINO CHITI:
“ RELIGIONI E POLITICA NEL MONDO GLOBALE”
(Le ragioni di un dialogo), Giunti,Firenze 2011

Premessa
Ritengo che in questo suo ultimo libro Vannino Chiti abbia dato una prova ulteriore che soltanto avendo il coraggio di relativizzare la politica, andando oltre le sue categorie, si creano le condizioni per rinnovarla.
Bisogna cioè far dialogare la politica con altri mondi, metterla a confronto con altri orizzonti, declinare i suoi principi con altri universi del sapere o del credere, come ad esempio la religione, o meglio, le religioni. Viviamo infatti in un contesto globale in cui ogni cittadino viene a contatto con il mosaico delle fedi. Per questo ho trovato molto suggestiva la dedica del libro a due toscani come lui che hanno creduto fortemente alla “bellezza del dialogo”: Ernesto Balducci e Mons. Alberto Ablondi (Vescovo di Livorno e appassionato dell’ecumenismo.
Ciò che rende avvincente la lettura di questo volume è la convinzione che l’Autore ribadisce più volte, che se la politica non si apre allo sguardo della fede e alla dimensione della trascendenza, essa resterà prigioniera di un umanesimo dimezzato e soprattutto non avrà la forza per affrontare e per vincere le grandi sfide che incombono oggi sull’umanità,dalla globalizzazione all’informazione digitale, dal fenomeno migratorio al degrado ecologico del nostro pianeta. (altro…)

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Chesterton sempre attuale

DOBBIAMO FARCI GUIDARE DAI RICCHI?
di G.K.Chesterton
da “L’Ortodossia”, Morcelliana, Brescia 1960, pp.161-3

C’è una risposta alla proposizione che coloro che hanno avuto miglior fortuna saranno probabilmente le nostre migliori guide? C’è una risposta alla tesi che coloro che hanno respirato l’aria pura possono decider meglio nell’interesse di coloro che hanno respirata un’aria mefitica?

Per quello che ne so io, non c’è che una risposta e questa risposta è il Cristianesimo. (altro…)

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Il richiamo della Caritas in veritatis e a non proseguire nella schizofrenia costituita dalla separazione, intraecclesiale e politica, tra coloro che privilegiano un’opzione di fede tutta incentrata sul sociale e coloro che invece danno assoluta priorità ai temi antropologici deve rappresentare la vera sfida per le comunità cristiane.

CERCANDO LA RETTA VIA. LE RADICI SOCIALI DA RISCOPRIRE PER LA POLITICA DI DOMANI.

1.“Non temete l’impegno in politica”
Le parole del Papa Benedetto XVI al Santuario di Nostra Signora di Bonaria, a Cagliari, il 7 settembre 2008, possono essere lette come una guida sicura per tentare di delineare il compito prioritario di questa stagione incerta, confusa e, a tratti, perfino torbida della democrazia nel nostro Paese. Il Pontefice ha invocato “una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di creare con coerenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”. Che cosa significa tutto questo per chi è impegnato nel campo sociale e politico? Come possiamo contribuire a far venire alla luce “una nuova generazione di laici cristiani impegnati nella politica?”. Come facilitare un lavoro corale di associazioni e movimenti? Come costruire ponti tra chi opera nel sociale e chi esercita funzioni di rappresentanza politica e ruoli istituzionali? (altro…)

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Poliarchia, bene comune, cattolicesimo responsabile

Settimane sociali: la vocazione maggioritaria di quel cattolicesimo conciliare che si sa rinnovare

di Stefano Ceccanti | pubblicato il 27 ottobre

Per capire la Settimana sociale di Reggio Calabria bisogna tenere in conto la distinzione di un intellettuale cattolico catalano, Josep Maria Carbonell, che in un intervento( leggibile sul blog www.landino.it), ha segnalato come sia in realtà tuttora maggioritario, a patto che si sappia lasciar interrogare dalle novità successive al Vaticano II, il cattolicesimo che chiama montiniano e che subisce da un lato, anche con alcuni avalii autorevoli, la critica del “Cattolicesimo da tea-party” (che rischia di trasformare la Chiesa in un insieme di sette intransigenti) e, dall’altra, la critica ribellistica del cattolicesimo della diaspora che in nome della purezza evangelica rischia di dissolvere la Chiesa. Si tratta quindi di affermare la vocazione maggioritaria del cattolicesimo montiniano aderendo all’intera agenda dei nostri tempi, con i criteri e la vocazione profetica richiesti alla Chiesa.
Su Reggio Calabria molto si è già scritto e chi ha partecipato, come me, è rimasto stupito positivamente soprattutto per alcuni passaggi simbolici, primo fra tutti il fatto che il limite tassativo di tre minuti nei gruppi di studio era applicato indistintamente a tutti, che fossero vescovi, arcivescovi, deputati, senatori o l’ultimo animatore di una Caritas parrocchiale. (altro…)

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(mie sottolineature e grassetto finale)

21 ottobre 2010
Bilancio del ruinismo per “Pane e acqua”

Il ruinismo non può essere affrontato come una parentesi o un complotto

Che bilancio fare del ruinismo, ovvero dell’applicazione del pontificato di Giovanni Paolo II in Italia?

di Stefano Ceccanti

1. Quello che si chiama cattolicesimo democratico, pur nel suo carattere molto variegato, non ha vissuto bene questo periodo e indubbiamente esistono vari e fondati motivi a supporto di un bilancio critico.

1. Ne indico sommariamente tre: un eccessivo restringimento del pluralismo interno all’arcipelago cattolico o, più esattamente della sua visibilità all’esterno; i tentativi di proseguire fuori tempo, dopo la caduta del Muro di Berlino, con una sorta di accanimento terapeutico, l’unità politica dei cattolici, rallentando il contributo dei cattolici all’edificazione del bipolarismo, a cominciare dai tentativi di frenare la spinta verso i referendum elettorali; un approccio spesso difensivo e segnato da una cultura intransigente ai nuovi problemi emergenti su vita, famiglia e bioetica con un uso eccessivo dell’argomento del pendio scivoloso contro qualsiasi ipotesi di mediazioni ragionevoli.

1. Tuttavia a me sembra doveroso che si separino queste critiche da uno schema generale molto difensivo, auto-consolatorio, che finisce spesso con l’accomunare in radicalismo spezzoni dell’area del cattolicesimo democratico a quella proveniente dal dissenso ecclesiale, fermo restando che anche quest’ultima svolge un ruolo significativo di pungolo per il fatto stesso di esistere, indipendentemente dalle posizioni sostenute. (altro…)

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Anche il papa parla di lavoro – Europa.

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Il magistero della Chiesa, al suo livello più alto, fu sospinto e aiutato dalle riflessioni e dalle esperienze locali ad elaborare una lettura complessiva e prospettica della nuova società e del suo bene comune. Così, quando, nel 1878, fu eletto al soglio pontificio, Leone XIII si sentì chiamato a portarla a compimento, alla luce delle sue ampie conoscenze di respiro internazionale, ma anche di tante iniziative realizzate “sul campo” da parte di comunità cristiane e uomini e donne della Chiesa. Furono infatti decine e decine di Santi e Beati, dalla fine del Settecento agli inizi del Novecento, a cercare e sperimentare, con la fantasia della carità, molteplici strade per attuare il messaggio evangelico all’interno delle nuove realtà sociali. Furono senza dubbio queste iniziative, con i sacrifici e le riflessioni di questi uomini e donne a preparare il terreno della Rerum novarum e degli altri Documenti sociali di Papa Pecci. Già dal tempo in cui era Nunzio Apostolico in Belgio, egli aveva compreso che la questione sociale si poteva affrontare positivamente ed efficacemente con il dialogo e la mediazione. In un’epoca di aspro anticlericalismo e di accese manifestazioni contro il Papa, Leone XIII seppe guidare e sostenere i cattolici sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura. Subito dopo la Rerum novarum si verificò in Italia e in altri Paesi un’autentica esplosione di iniziative: associazioni, casse rurali e artigiane, giornali,… un vasto “movimento” che ebbe nel servo di Dio Giuseppe Toniolo l’illuminato animatore.

tutta l’omelia qui: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20100905_carpineto_it.html

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