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Posts Tagged ‘laicità’

Incoraggiare la capacità, di credenti e non, di coltivare valori comuni

http://www.scuoladipolitica.it/web/magazine.aspx?did=574.

2. La riflessione proposta da Ratzinger è ormai largamente nota, soprattutto ai lettori di questo giornale. Essa ha al centro l’affermazione che la buona politica, la politica che vuole essere impegno per la giustizia e costruzione delle condizioni di fondo per la pace, è una politica subordinata al diritto, una politica che conosce il suo limite e riconosce la supremazia del diritto, secondo una visione liberale, pluralista, poliarchica. “Togli il diritto – dice il Papa citando sant’Agostino – e allora cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”. Una politica ridotta a volontà di potenza, a mera risultante dei rapporti di forza, o anche solo ad arte e tecnica della conquista e della conservazione del potere, è la minaccia più grande per l’umanità: nella migliore delle ipotesi, avremo cattiva politica, malgoverno, corruzione. Ma il Novecento, per altri versi il secolo delle lotte per la libertà e degli spettacolari progressi della scienza e della tecnica, ci ha anche insegnato, in modo definitivo, che una politica che perde il senso del limite è capace di spalancare davanti all’umanità l’abisso del male assoluto, di generare il mostro totalitario, la scientifica e sistematica, intenzionale e organizzata distruzione della dignità e della stessa vita umana. Nessuno lo sa meglio di noi tedeschi, ricorda Ratzinger. (altro…)

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Oscar Wilde, che avrebbe amaramente conosciuto quali abissi di violenza e ipocrisia siano in attesa quando si confondono i reati coi peccati, disse che la chiesa cattolica è il luogo dei santi e dei peccatori, mentre le persone perbene si potevano accontentare della chiesa anglicana. Purtroppo per Wilde le persone perbene di ieri e di oggi hanno la brutta tendenza ad accontentarsi della chiesa puritana della “Lettera scarlatta”, che imporrebbe ai reprobi l’isolamento e la marchiatura pubblica delle colpe.
22 settembre 2011

Ma la chiesa cattolica non è fatta per le persone per bene

T. S. Eliot non si sarebbe stupito: “Il mondo gira e il mondo cambia / ma una cosa non cambia” quando si ha a che fare con “l’uomo di eccellenti intenzioni”: i profeti a corrente alterna (quelli che vorrebbero cacciare solo certi mercanti dal tempio) si trovano a disagio con una istituzione come la chiesa cattolica che, per dirla sempre con Eliot, “è gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi / vorrebbero essere teneri” e che, fondata da Uno che difendeva le adultere dalle sassate e andava a cena coi mafiosi ed evasori fiscali, non scomunica i peccatori, ma eventualmente gli eretici, non quelli che agiscono male, ma l’orgoglio intellettuale di chi crede di non aver bisogno di perdono, e poter così “distribuire morte e giudizi”, rischio da cui ammoniva il Gandalf di J.R.R. Tolkien. (altro…)

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22 settembre 2011

Monna Barbara vuole il Papa Re come nel Medioevo. Brava

Scomunica, che bella parola. Profuma di Medioevo, di cattedrali romaniche e fondi oro, di donne, cavalieri, armi, amori, di crociate e di corazze, di Guido, Lapo ed io, codici miniati, cacce col falco. Monna Barbara Spinelli l’ha pronunciata in un articolo su Repubblica e non in un contesto rievocativo, folcloristico come quei cortei in costume, sempre un po’ patetici, organizzati dalle pro loco. Sulla prima pagina del primo giornale d’Italia ha supplicato la chiesa di riesumare il glorioso istituto per davvero: una richiesta molto seria, avente il nobile fine di ristabilire l’ordine politico e sociale. Stupefacente resurrezione del temporalismo!

De Maistre non avrebbe potuto esprimere idea migliore! Era ora che si ammettesse l’inanità degli organi cosiddetti democratici e l’urgenza di rivolgersi a chi da duemila anni conosce gli uomini nella loro interezza di spirito e materia. Purtroppo però Monna Barbara, che immaginavo atea e che oggi scopro devotissima alla sede petrina, si è fatta prendere dal tipico entusiasmo dei neofiti. (altro…)

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L’idea di stato che non piaceva a Lefebvre, ma neanche a Dossetti

Su http://www.chiesa è uscito stamane un ampio saggio del professor Martin Rhonheimer che analizza a fondo la svolta copernicana operata dal Concilio Vaticano II quando affermò la libertà di ogni cittadino di praticare la sua religione, anche se “falsa”:

> Chi tradisce la tradizione. La grande disputa

Questa svolta conciliare non è mai stata digerita dalle correnti tradizionaliste.

Ceccanti

Ma “non dovette piacere affatto neanche a don Giuseppe Dossetti”, cioè al grande stratega dell’ala progressista conciliare, ci scrive il professor Stefano Ceccanti.

Ceccanti, ordinario di diritto pubblico all’Università “La Sapienza” di Roma, costituzionalista, senatore del Partito Democratico, è stato presidente nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, FUCI, dal 1985 al 1987.

Ecco il suo commento:

“Il punto difficile da capire è che la dichiarazione conciliare ‘Dignitatis humanae‘ sulla libertà di religione adotta un diverso concetto di Stato, lo limita rispetto all’immunità dalla coercizione.

“La ‘Dignitatis humanae’ è un testo pragmatico di matrice anglosassone. Per questo, oltre che non piacere ai tradizionalisti, non piaceva affatto neanche a don Giuseppe Dossetti, che aveva una visione più forte di Stato. (altro…)

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Le forze politiche progressiste europee devono far venir meno ogni pregiudizio, ostilità o anche soltanto incomprensione nei confronti del fenomeno religioso. Nell’assenza di strumenti adeguati e democratici di governance mondiale, la diffusione della cultura democratica, delle libertà fondamentali, della tutela dei diritti umani non può essere affidata ai soli partiti: è essenziale coinvolgere le forme nuove della politica contemporanea, le associazioni, le organizzazioni non governative.

A mio giudizio, le religioni possono svolgere un ruolo non solo decisivo, ma insostituibile. Naturalmente non è un esito scontato: esso esige un clima sociale di considerazione e rispetto; domanda alle forze progressiste l’impegno per realizzare una secolarizzazione non distruttiva, correggendone quei tratti che in Europa avevano messo ai margini, come arcaica, l’esperienza religiosa; richiede alle religioni la messa al bando di ogni giustificazione nei confronti dell’intolleranza e della violenza.

12 aprile 2011
IDEE
Reggere il mondo con le religioni
Quella che chiamiamo «globalizzazione» continua a mutare profondamente il configurarsi delle società e il peso della soggettività individuale, quanto meno nel mondo più avanzato: cambiano così gli scenari della politica e gli stessi modi di essere delle religioni, non scomparse, ma al contrario presenti con una maggiore incisività e influenza. Il problema che si pone alla democrazia è quello di consentire una presenza pubblica delle religioni, senza far venire meno, anzi rafforzando, il ruolo dello Stato di diritto. Una dimensione pubblica delle religioni è una ricchezza per la nostra convivenza nella società e per la stessa democrazia, nella misura in cui si accompagni – in modo inseparabile – al pluralismo religioso. (altro…)

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Articoli e dichiarazioni
CATTOLICI IN POLITICA: INTERVISTA A LUIGI BOBBA.
RADIO 24
I cattolici in politica oggi: Irrilevanti, trasversali, isolati? Intervista all’Onorevole Luigi Bobba.
Questa che si apre è una settimana piena di tensioni. Tensioni sindacali: in settimana si terrà il referendum sul problematico accordo su Mirafiori. Tensioni politiche: c’è attesa per la decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. Anche il dibattito politico vive momenti di tensione non solo tra le forze politiche ma anche al loro interno. E’ il caso del PD dove nei giorni scorsi si è aperto l’ennesimo confronto, e scontro, su diverse tematiche (dalle primarie a Mirafiori). Uno dei temi delicati, che sarà messo presto all’ordine del giorno del dibattito, è quello della questione etica sul fine vita. E questo riporterà al centro dell’attenzione il ruolo dei cattolici in politica. Ne parliamo con Luigi Bobba, ex presidente nazionale delle Acli, parlamentare del PD e vice-presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Un recente Convegno della Fondazione Giuseppe Lazzati, tenuto a Milano lo scorso dicembre, aveva come titolo: “I cattolici in politica: irrilevanti, trasversali, isolati?”. Quale di queste parole, secondo Lei, indica lo stato della situazione dei cattolici italiani?

Se dovessi sintetizzare la condizione dei cattolici nel sistema politico italiano, indicherei due rischi: quello dell’irrilevanza e quello, ancor più grave, dell’insignificanza. Nel primo caso,molti cattolici italiani non hanno ancora fatto definitivamente i conti con due trasformazioni radicali e non facilmente reversibili del sistema politico: il bipolarismo e la personalizzazione dell’azione politica. Spesso , queste trasformazioni, a sinistra, vengono identificate con la persona di Berlusconi. Ma il cambiamento è ben più profondo ed originato principalmente dall’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia e di regione: l’elettore, anche quello cattolico, ha ormai incorporato nel suo immaginario questi due tratti distintivi dell’azione politica; con essi bisogna farci i conti se non si vuole diventare irrilevanti. Dunque bisogna agire all’interno del sistema bipolare, a meno che si abbiano la forza e i numeri per creare una polarità alternativa capace di scompigliare radicalmente questo bipolarismo. Se così non e’, almeno nel breve periodo,ne consegue che bisogna lavorare per mettere all’angolo le forze più radicali ed estreme del sistema- la Lega e l’Idv- in modo da avere un bipolarismo meno condizionato dalle estreme e dove la competizione si sposti sul centro del sistema politico. Tale auspicabile condizione vedrebbe presumibilmente i cattolici più capaci di incidere sulle scelte , di condizionare i rispettivi schieramenti e di promuovere una nuova classe politica.
La questione dell’insignificanza ha radici non tanto politiche ma ecclesiali. Ovvero il diffondersi di un cristianesimo self-service o il ricupero di valori cristiani in chiave meramente difensiva e identitaria, hanno indebolito il legame profondo che vi è stato nel nostro Paese tra appartenenza di fede e impegno in politica. Non invoco certo un ritorno indietro, bensì il superamento di una schizofrenia determinata dalla separazione intraecclesiale e politica tra coloro che vivono l’esperienza politica come guidata unicamente da valori di carattere sociale (la pace, la solidarietà, ecc) e coloro che la legano esclusivamente alla questione antropologica (vita , temi etici,ecc.). Solo se, come peraltro ci indica chiaramente la Caritas in veritate, si andra’ oltre questa divaricazione, anche la presenza politica dei credenti potrà meglio esprimere, in modo del tutto laico, il legame essenziale con i valori della fede.

Parliamo un po’ del PD. Lei, qualche tempo fa, scriveva che “Il Pd nasce come formazione plurale in cui trova piena cittadinanza il cattolicesimo sociale e popolare come cultura fondante del partito. Questo rimescolamento di identità diverse costituisce la vera scommessa del Pd per crescere e per non essere soltanto una forza socialdemocratica in cui le altre tradizioni riformiste rimangono schiacciate”. Secondo lei questo rimescolamento c’è stato, oppure è una scommessa persa? (altro…)

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Report notes increasing marginalisation of Christians in Europe | Christian News on Christian Today.

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