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Posts Tagged ‘Vita’

Intreccia­re «strada», «case» e «oggi» è … premessa, conseguenza, metodo e contenuto di ogni rinnovamento parrocchiale. E significa confron­tarsi con concreti e precisi «nodi»: imparare ad abitare «anche» fuori casa (senza paura di attraversare e percorrere strade impegnative e nuove); non aver paura della stra­da: viaggiare per non restare chiusi nei propri confini e orizzonti; ri­pensare le categorie dell’educare, dell’essere casa, famiglia, giovani…; costruire comunità e comunità di «famiglie vicine»; promuovere vita culturale e tensione per il «bello» per contrastare degrado, ingiustizie e solitudine; fare della celebrazione liturgica il momento di sintesi, di nutrimento e di verità tra il dire e il testimoniare giustizia e solidarietà; rispondere alle ingiustizie (mute e gridate) che vengono dalla strada. «Strada», «casa» e «oggi» sono, tra l’altro (così ci dicono gli studiosi della parola di Dio) termini biblici di inesauribile ricchezza. Tenerli insieme è sfida e aiuto per non restare chiusi nella propria casa e/o nella pro­pria parrocchia, non costruire case, chiese, cortili e/o oratori lontani dalla strada, dalla fatica ma anche dalla bellezza dell’abitarla, non il­ludersi di crescere e maturare «so­lo » sulla strada o solo nel chiuso di qualche struttura e/o istituzione; non fare dell’educare un semplice manuale di comportamento che ingigantisce la forma e calpesta la sostanza; un manuale che insegna a non trasgredire i precetti ma non a vivere le responsabilità. Se l’esse­re «tra le case» continua il suo di­namico confronto con la strada, le nostre parrocchie possono sprigio­nare la loro potenziale vitalità e ri­velare tutta la loro forza e attualità! Mai come oggi le «case», le persone e le famiglie hanno fame e sete di luoghi in grado di consegnare pos­sibilità di senso e autentica vita co­munitaria. Di speranza.

22 dicembre 2010
LA TESTIMONIANZA
Per una Chiesa «di strada»
Sono nato in Veneto, a Pieve di Cadore, provincia di Belluno, nelle Dolomiti. La mia fami­glia si è trasferita a Torino negli an­ni Cinquanta. La nostra prima casa fu una delle baracche del cantiere dove lavorava mio papà, uno degli operai impegnati nella costruzione del Politecnico. La fatica del lascia­re la propria terra, del trasferirsi in una grande città – dove l’acco­glienza e la generosità di alcuni non facevano dimenticare le chiu­sure e i rifiuti di altri – mi ha segna­to nel profondo, ma mi ha anche aiutato a mettermi nei panni degli altri, a capire ad esempio le storie di quei ragazzi che, qualche anno dopo, sarebbero arrivati a Torino dalle regioni del Sud. Spaesati. Sui portoni di molte case una scritta terribile: «Non si affittano case ai meridionali». (altro…)

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Chesterton posizione la prese praticamente su ogni argomento e così pure i suoi più cari nemici-amici. E abbracciò i suoi rivali, anche se sparò a vista alle loro idee. Una lezione che gli ha guadagnò la stima di tutti e che ancora oggi risplende fino a noi.

La sfera e la croce – di Paolo Pegoraro
18-12-2010

In una celebre caricatura G.K. Chesterton, in groppa a un ronzino che scompare sotto la sua mole portentosa, brandisce allegramente una penna a mo’ di lancia: e non si capisce se il caricaturista avesse in mente san Giorgio, Sancho Panza, o tutti e due.

Uno dei motivi per cui lo scrittore inglese viene oggi riscoperto nel nostro Paese è sicuramente il suo stile inconfondibile: polemista e apologeta, difensore della ragione e della fede, in Chesterton confluiscono il buonsenso di san Tommaso e il buonumore di san Francesco – il Bue Muto e Fratello Somaro – ai quali lo scrittore inglese dedicò due studi nella maturità. Questa serena complementarietà assume forme ben più vivaci nel romanzo giovanile La sfera e la croce, appena tornato nelle nostre librerie in una traduzione nuova e finalmente integrale.

La storia è presto detta: come in un poema dove ci si batte per l’onore dell’amata, il cattolico Evan Mac Jan sfida all’arma bianca l’ateo James Turnbull, reo di aver pubblicato un articolo carico di basse insinuazioni sulla verginità della Madonna. Turnbull accetta subito e ringrazierebbe Dio, se ci credesse, perché finalmente ha incontrato qualcuno per cui esistono ancora il vero e il falso, le idee hanno peso e le conseguenze tagliano come il filo di una lama. (altro…)

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Statalisti e libertari–landino.it.

Armillei e Ceccanti vs Rodotà – Molto, molto, molto valido.

Armillei:

In questi giorni il centro studi del PD ha diffuso un documento di riflessione sulla questione della laicità e dei diritti individuali. Si tratta, in particolare, di un lungo e articolato contributo di Stefano Rodotà nel quale si sviluppa un tentativo di legare organicamente laicità, autodeterminazione della persona e diritto. L’operazione è naturalmente condotta con grande coerenza intellettuale. Il punto è: il PD pensa di proporre quella di Rodotà come la sua linea?La mia impressione è che l’attuale leadership stia spostando il PD su un altro binario rispetto a quello nel quale era stato collocato al momento della sua fondazione. E lo stia facendo rovinosamente deragliare. Rendendolo ostaggio di un micidiale mix fatto di statalismo economico e libertarismo individualistico. Tanto era aperta e coerente l’impostazione iniziale – assumere le conseguenze politiche di una società poliarchica ad alta differenziazione funzionale dentro un’etica della responsabilità – tanto è radicale e minoritaria la sua evoluzione.

Ceccanti:

Il serio problema è che il concreto punto di vista di Rodotà, nella sua assoluta (e del resto notoria) chiarezza, a mio avviso, non è affatto conciliabile con l’obiettivo di una nuova sintesi tra laici e cattolici, fermo restando il più ampio pluralismo che va garantito nel Pd alle più diverse espressioni culturali. Ritengo doveroso sottolinearlo criticamente per prendere sul serio il lavoro comune che facciamo.
Anche se Rodotà parla di “persona”, in realtà quella che viene alla luce è con tutta evidenza una concezione centrata unilateralmente sull’individuo, facendo coincidere strettamente laicità con autonomia e autodeterminazione (pag. 7, sin dall’esordio). Perché ci sia persona (e non solo individuo) ci deve essere anche un reticolo di relazioni comunitarie, di formazioni sociali che dubito possa essere descritto quasi solo come “grumo di rappresentazioni che avvinghiano la vita” (pag. 21), a cui sarebbero unilateralmente legati oggi in Italia i sostenitori di un nuovo compromesso tra Trono e Altare (Ivi), da cui ci dovremmo liberare per realizzare “un ambiente pienamente laicizzato” (pag. 28). (…) Sarà pur vero, come motiva Rodotà (Ivi, pp. 15-16) che parlare di autodeterminazione rispetto alla vita è cosa molto diversa da parlarne con riferimento al mercato, ma mi è difficile immaginare che in un ambito si consideri solo l’individuo una realtà e la rete comunitaria che costituisce una società una mera astrazione, mentre in un altro ambito vigano criteri interpretativi del tutto opposti, essendo peraltro entrambi regolati da una medesima Costituzione che non mi sembra identifichi un doppio standard così marcato e ad opera di un medesimo partito che rischia così di oscillare scizofrenicamente, come ha notato Giorgio Armillei in un bell’intervento sul blog http://www.landino.it tra libertarismo dei diritti individuali e statalismo economico-sociale.

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Cronaca di un matrimonio (per me) speciale
Aldo Maria Valli
Hanno tutti e due lavori precari, ma non hanno rinunciato al loro sogno di metter su una famiglia. Che coraggio? Forse sarebbe meglio dire: che fede…

Lunedì 6 dicembre, giorno di san Nicola, vigilia di sant’Ambrogio e antivigilia dell’Immacolata, ho partecipato a un bel matrimonio. Cadeva la neve a Rho, e la sposa sembrava lei stessa un fiocco di neve, però molto sorridente. Venticinque anni lei, ventisei lui. Chiesa addobbata con semplicità. Niente fotografi e cameramen, ma tanti amici e un coro stupendo. Canti partecipati da tutti. Qualche lacrima negli occhi dei genitori. (altro…)

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Monicelli, la grottesca mancanza di pietas dell’establishment italiano. Clericalismo verboso della chiesa secolarista. Perfino Napolitano si fa firmatario di questo tetro e ipocrita manifesto ideologico
di Giuliano Ferrara – Il Foglio

L’altra sera un vecchio cieco e solo e malato si è buttato dalla finestra di un ospedale romano. Triste notizia di cronaca.
Succede, non spesso magari, ma succede.
Gli ospedali sono pieni di vecchi ammalati, la demografia dice che la tendenza è quella, una società di vecchi che a un certo punto si ammalano e devono curarsi e affrontare un periodo di prove molto dure, di conflitto tra un barlume di speranza e una letale noia di vivere. Questo vecchio che si è messo in volo era celebre per la sua arte di regista di commedie e per la sua personalità pubblica dal tratto amabilmente cinico e abrasivamente misantropico. Abbiamo scoperto allora che una circostanza malinconica, forse addirittura disperata, può trasformarsi, nel discorso pubblico italiano, in un orgoglioso e tetro manifesto ideologico a favore della libertà, dell’autodeterminazione umana, e del loro più recente compagno in occidente, il nulla. (altro…)

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San Pietro e dintorni
25/11/2010 –
Conduttori TV a duello
Lerner critica i programmi cattolici. Carello, di “A sua immagine” risponde: lunedì lui ha fatto l’1.83%, noi domenica scorsa il 18,14% e non è stata neanche una delle puntate più viste.
MARCO TOSATTI
Il fuoco l’ha aperto Gad Lerner, che sul suo blog ha criticato la richiesta espressa dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, a Fazio e Saviano, di far parlare, dopo i propagandisti di eutanasia e distacco dei tubi, anche i parenti di quelli che i tubi hanno scelto di non staccarli. Scriveva Lerner: “La richiesta è che il programma di Fazio e Saviano, “Vieni via con me”, dia loro spazio dopo che ha ospitato Beppino Englaro e Mina Welby. I titoli sono arrabbiati: “Fazio & Saviano, perchè censurate queste storie?”, “Cda Rai, il compito di ridare la parola ai silenziati”, eccetera. Ora io mi chiedo: secondo voi i cattolici difettano di spazi in televisione, sia con apposite trasmissioni religiose appaltate direttamente, sia come presenza ossequiosa nei telegiornali, sia come trattamento di riguardo nella fiction e nei talk-show? Più precisamente, anzichè pretendere da Fazio e Saviano non si capisce bene quale riparazione, perchè l’ottimo direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio non apre un franco dibattito sulla deludente comunicazione televisiva dei cattolici? Avete un mucchio di spazi e li usate male. Poi vi ingelosite perchè altri fanno ascolti elevati su un’impostazione culturale da cui dissentite. Ma con questo vittimismo controproducente rischiate di fare la figura degli aspitanti scrocconi, non certo dei poveri discriminati”.
La risposta è stata durissima, per penna di Rosario Carello, conduttore di “A sua immagine” (altro…)

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