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Posts Tagged ‘Veltroni’

(cliccare sul  link – impossibile inserire il video, sorry)

Dedicato a colui che fece il gran rifiuto.

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“Il nostro viaggio finisce qui”

“Non credete per un secondo che questa elezione sia già vinta: il nostro futuro dipende dalle prossime 24 ore. Ho già detto tutto quello che dovevo dire, ho fatto quello che potevo, ora tutto dipende da voi. Mi è rimasta solo una parola per voi: domani”.

chi ha detto cosa?

(il post è di Martina)

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… se il PD non si sottrae all’abbraccio del quadrilatero – pubblico impiego / lavoro dipendente protetto / sindacato della grande impresa / radicalismo libertario – con difficoltà potrà andare a caccia di voti tra lavoratori autonomi, piccola impresa, mondo cattolico. E puntare a vincere.
Per vincere, per battere gli avversari di destra e di sinistra, cioè – detto meglio – per vincere da sinistra in un sistema bipartitico, la ricetta degli ultimi venti anni è stata, in Europa e negli USA, una sola: un mix di maggiore libertà e di nuova grammatica dei doveri. Al liberismo sul fronte economico (interno e internazionale, commerciale e finanziario) si è affiancato l’interventismo liberale sul fronte della politica internazionale. Liberismo economico e interventismo liberale sono stati poi saldati da un discorso nuovo intorno al rapporto tra diritti e doveri sociali: la responsabilità sociale della persona è stata collocata a monte dei diritti. Spazio quindi alla riforma del welfare: non tutto ciò che è spazio di libertà di fatto si trasforma in diritto individuale. Occorre mescolare libertà e doveri sociali per reggere l’urto dell’incertezza e del rischio nella società globale.

In un colpo solo si e così usciti dal secolo socialdemocratico, dal pacifismo utopistico e dal libertarismo del ’68: i mali cronici della sinistra occidentale. E si sono governati – da sinistra – i grandi paesi industriali avanzati.

Una bussola per il PD – da http://www.landino.it

di Giorgio Armillei

La sconfitta non è stata ancora digerita dal PD. (altro…)

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http://www.corriere.it/editoriali/08_maggio_03/galliloggia_8a2aaec8-18d2-11dd-8268-00144f486ba6.shtml

“SINISTRA E SCONFITTA ELETTORALE – La ribellione delle masse” di Ernesto Galli della Loggia

…. Ma la formula di successo del vecchio Pci, la sua miscela singolare di alto e basso in tanto potevano reggere finché il partito era … lontano dal potere. … dopo il ’94 … la formula … non ha più tenuto, l’alto e il basso sono progressivamente andati ognuno per conto suo, e del paternalismo pedagogico le masse, alla fine, non hanno saputo più che cosa farsene.

Piccola associazione di idee – a me viene in mente Peppone che scarica il “compagno indipendente avvocato Cerratini” appena sente “La Canzone del Piave”: http://www.youtube.com/watch?v=S8hLuSMc3Q8

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http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/partito-democratico-16/id/id.html

“Radici forti e rami secchi è lo strano albero del Pd” di ILVIO DIAMANTI

…..Il Pd … ci sembra ancora … incompiuto. Riflette una domanda diffusa. Ha raccolto un ampio sostegno sociale. Riscuote attenzione e curiosità, nei settori moderati e di sinistra. Una “novità” attraente, ma “vecchia” dal punto di vista del gruppo dirigente. Nazionale e ancor più locale. Dove … i “nuovi”, quando si affacciano alla politica trovano porte strette. La strategia di marketing, utilizzata da Veltroni per forzare questo limite attraverso candidature simboliche … si è scontrata con una realtà … Dove prevalgono i “vecchi” … per mentalità e carriera.
…..Il Pd: è rimasto a metà del guado. Incerto. Fra partito di iscritti e partito elettorale. Fra personalizzazione nazionale e oligarchia locale. Agita le primarie come una bandiera. Ma non le usa per selezionare i candidati alle elezioni politiche; spesso neppure alle amministrative. Mentre, a livello nazionale, fino ad oggi sono servite a confermare leader pre-destinati. Vorrebbe rappresentare il Nord restando Lega Centro. I piedi in Emilia e in Toscana. La testa a Roma.

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http://www.corriere.it/editoriali/08_marzo_09/loggia_prodi_centrosinistra_4468d16c-edb2-11dc-9669-0003ba99c667.shtml

….Il Pd sembra aver cancellato Prodi dalla propria memoria, averlo consegnato ad un oblio imbarazzato e timoroso: sebbene recentissimo, un ricordo che è meglio seppellire nel passato.

….E sì che invece la funzione sua e dei suoi amici rispetto agli eredi della tradizione comunista è stata davvero preziosa. Se ci si pensa bene, infatti, sono stati Prodi e i cattolici cosiddetti democratici, è stata proprio la loro presenza, la sponda politica da essi offerta, che ha consentito agli ex Pci di non diventare ciò che a nessun costo la maggioranza di essi, in obbedienza al proprio codice genetico, voleva diventare: socialdemocratici. Che cioè ha evitato quello che altrimenti sarebbe stato l’esito ovvio, direi inevitabile, della fine della loro vicenda.

Grazie invece alla presenza di quella peculiare corrente del cattolicesimo politico, all’interesse vivissimo da essa sempre coltivato per la vicenda comunista, e dunque all’incontro reciproco scritto in un certo senso nelle cose, grazie a tutto ciò, gli ex Pci sono stati in grado di uscire dalla strettoia in cui la loro storia li aveva cacciati, potendo dar vita all’ennesima anomalia italiana. Ad un’entità politica, il Partito democratico, della cui denominazione (e della cui sostanza), come si sa, non vi è traccia in alcun altro lessico della sinistra europeo-occidentale. Nel quale partito Prodi e i cattolici «democratici» hanno sì potuto trovare posto, ma come soci di minoranza, e per giunta privi di accesso a due strumenti decisivi come le risorse economiche e l’apparato organizzativo. E quindi essendo costretti a saggiare sulla propria pelle quale merce rara sia in politica la gratitudine; quanto i rapporti di forza siano destinati, in politica, ad avere regolarmente la meglio sulla verità e sulla giustizia.

09 marzo 2008

http://www.corriere.it/editoriali/08_aprile_16/una_storia_finita_5b056ba0-0b72-11dd-98e1-00144f486ba6.shtml

Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo, dall’ altro però aveva reso sempre impossibile— ai partiti che ne portavano i nomi— qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine. 16 aprile 2008

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Mambo – dal Riformista
 
LIBERAZIONE? COME RINASCITA DEL 1964
 
Mercoledì 2 aprile 2008
 
S’ infiamma il dibattito nella sinistra. Veltroniani e bertinottiani si guardano in cagnesco. Ma sono davvero due le sinistre? Quella radicale ha maturato convinzioni profonde. Bertinotti dice: «Il Pd con Veltroni ha costruito un programma sostanzialmente neocentrista che rende impossibile l’intesa con una sinistra come la nostra». Un personaggio di minore notorietà ma ben addentro nelle segrete cose della sinistra dura e pura come Orazio Licandro, capolista alla Camera per la Liguria della Sinistra Arcobaleno, la mette così: «Il manifesto ideologico del Pd sta tutto nel Bersani-pensiero che colloca saldamente il partito sul versante del centro-destra». Un giornalista sobrio e riflessivo come il direttore di “Liberazione” Piero Sansonetti scrive con nettezza: «Diventa sempre più difficile capire fra Pd e Pdl quale dei due partiti stia più a destra e quale più al centro». Sono opinioni forti che si potevano dire meglio. Per esempio così: «Ogni giorno e ogni ora, non soltanto sui quotidiani della grande borghesia, ma nelle dichiarazioni, negli scritti, nei discorsi di tutti o quasi tutti gli esponenti del cosiddetto centro-sinistra, il piano di rottura profonda del movimento delle classi lavoratrici viene esposto, commentato, rivendicato, esaltato come il vero momento nuovo, che dovrà essere caratteristico della nuova situazione politica». È Togliatti su “Rinascita” del 4 gennaio ’64. Rifondando rifondando perché cambiare?

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