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Statalisti e libertari–landino.it.

Armillei e Ceccanti vs Rodotà – Molto, molto, molto valido.

Armillei:

In questi giorni il centro studi del PD ha diffuso un documento di riflessione sulla questione della laicità e dei diritti individuali. Si tratta, in particolare, di un lungo e articolato contributo di Stefano Rodotà nel quale si sviluppa un tentativo di legare organicamente laicità, autodeterminazione della persona e diritto. L’operazione è naturalmente condotta con grande coerenza intellettuale. Il punto è: il PD pensa di proporre quella di Rodotà come la sua linea?La mia impressione è che l’attuale leadership stia spostando il PD su un altro binario rispetto a quello nel quale era stato collocato al momento della sua fondazione. E lo stia facendo rovinosamente deragliare. Rendendolo ostaggio di un micidiale mix fatto di statalismo economico e libertarismo individualistico. Tanto era aperta e coerente l’impostazione iniziale – assumere le conseguenze politiche di una società poliarchica ad alta differenziazione funzionale dentro un’etica della responsabilità – tanto è radicale e minoritaria la sua evoluzione.

Ceccanti:

Il serio problema è che il concreto punto di vista di Rodotà, nella sua assoluta (e del resto notoria) chiarezza, a mio avviso, non è affatto conciliabile con l’obiettivo di una nuova sintesi tra laici e cattolici, fermo restando il più ampio pluralismo che va garantito nel Pd alle più diverse espressioni culturali. Ritengo doveroso sottolinearlo criticamente per prendere sul serio il lavoro comune che facciamo.
Anche se Rodotà parla di “persona”, in realtà quella che viene alla luce è con tutta evidenza una concezione centrata unilateralmente sull’individuo, facendo coincidere strettamente laicità con autonomia e autodeterminazione (pag. 7, sin dall’esordio). Perché ci sia persona (e non solo individuo) ci deve essere anche un reticolo di relazioni comunitarie, di formazioni sociali che dubito possa essere descritto quasi solo come “grumo di rappresentazioni che avvinghiano la vita” (pag. 21), a cui sarebbero unilateralmente legati oggi in Italia i sostenitori di un nuovo compromesso tra Trono e Altare (Ivi), da cui ci dovremmo liberare per realizzare “un ambiente pienamente laicizzato” (pag. 28). (…) Sarà pur vero, come motiva Rodotà (Ivi, pp. 15-16) che parlare di autodeterminazione rispetto alla vita è cosa molto diversa da parlarne con riferimento al mercato, ma mi è difficile immaginare che in un ambito si consideri solo l’individuo una realtà e la rete comunitaria che costituisce una società una mera astrazione, mentre in un altro ambito vigano criteri interpretativi del tutto opposti, essendo peraltro entrambi regolati da una medesima Costituzione che non mi sembra identifichi un doppio standard così marcato e ad opera di un medesimo partito che rischia così di oscillare scizofrenicamente, come ha notato Giorgio Armillei in un bell’intervento sul blog http://www.landino.it tra libertarismo dei diritti individuali e statalismo economico-sociale.

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Il nuovo politeismo e i suoi idoli tentatori.

Lo scorso 13 settembre, nel ricevere il nuovo ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Walter Jürgen Schmid, Benedetto XVI ha alzato gli occhi dal testo scritto e ha così proseguito: “Molti uomini mostrano oggi un’inclinazione verso concezioni religiose più permissive anche per se stessi. Al posto del Dio personale del cristianesimo, che si rivela nella Bibbia, subentra un essere supremo, misterioso e indeterminato, che ha solo una vaga relazione con la vita personale dell’essere umano. Se però uno abbandona la fede verso un Dio personale, sorge l’alternativa di un ‘dio’ che non conosce non sente e non parla. E, più che mai, non ha un volere. Se Dio non ha una propria volontà, il bene e il male alla fine non sono più distinguibili. L’uomo perde così la sua forza morale e spirituale, necessaria per uno sviluppo complessivo della persona. L’agire sociale viene dominato sempre di più dall’interesse privato o dal calcolo del potere”.

Da queste parole si capisce ancor più il motivo per cui oggi, per papa Benedetto, “la priorità suprema e fondamentale” sia di riaprire a una umanità disorientata l’accesso a Dio.

E “non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine, in Gesù Cristo crocifisso e risorto”.

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Poliarchia, bene comune, cattolicesimo responsabile

Settimane sociali: la vocazione maggioritaria di quel cattolicesimo conciliare che si sa rinnovare

di Stefano Ceccanti | pubblicato il 27 ottobre

Per capire la Settimana sociale di Reggio Calabria bisogna tenere in conto la distinzione di un intellettuale cattolico catalano, Josep Maria Carbonell, che in un intervento( leggibile sul blog www.landino.it), ha segnalato come sia in realtà tuttora maggioritario, a patto che si sappia lasciar interrogare dalle novità successive al Vaticano II, il cattolicesimo che chiama montiniano e che subisce da un lato, anche con alcuni avalii autorevoli, la critica del “Cattolicesimo da tea-party” (che rischia di trasformare la Chiesa in un insieme di sette intransigenti) e, dall’altra, la critica ribellistica del cattolicesimo della diaspora che in nome della purezza evangelica rischia di dissolvere la Chiesa. Si tratta quindi di affermare la vocazione maggioritaria del cattolicesimo montiniano aderendo all’intera agenda dei nostri tempi, con i criteri e la vocazione profetica richiesti alla Chiesa.
Su Reggio Calabria molto si è già scritto e chi ha partecipato, come me, è rimasto stupito positivamente soprattutto per alcuni passaggi simbolici, primo fra tutti il fatto che il limite tassativo di tre minuti nei gruppi di studio era applicato indistintamente a tutti, che fossero vescovi, arcivescovi, deputati, senatori o l’ultimo animatore di una Caritas parrocchiale. (altro…)

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(mie sottolineature e grassetto finale)

21 ottobre 2010
Bilancio del ruinismo per “Pane e acqua”

Il ruinismo non può essere affrontato come una parentesi o un complotto

Che bilancio fare del ruinismo, ovvero dell’applicazione del pontificato di Giovanni Paolo II in Italia?

di Stefano Ceccanti

1. Quello che si chiama cattolicesimo democratico, pur nel suo carattere molto variegato, non ha vissuto bene questo periodo e indubbiamente esistono vari e fondati motivi a supporto di un bilancio critico.

1. Ne indico sommariamente tre: un eccessivo restringimento del pluralismo interno all’arcipelago cattolico o, più esattamente della sua visibilità all’esterno; i tentativi di proseguire fuori tempo, dopo la caduta del Muro di Berlino, con una sorta di accanimento terapeutico, l’unità politica dei cattolici, rallentando il contributo dei cattolici all’edificazione del bipolarismo, a cominciare dai tentativi di frenare la spinta verso i referendum elettorali; un approccio spesso difensivo e segnato da una cultura intransigente ai nuovi problemi emergenti su vita, famiglia e bioetica con un uso eccessivo dell’argomento del pendio scivoloso contro qualsiasi ipotesi di mediazioni ragionevoli.

1. Tuttavia a me sembra doveroso che si separino queste critiche da uno schema generale molto difensivo, auto-consolatorio, che finisce spesso con l’accomunare in radicalismo spezzoni dell’area del cattolicesimo democratico a quella proveniente dal dissenso ecclesiale, fermo restando che anche quest’ultima svolge un ruolo significativo di pungolo per il fatto stesso di esistere, indipendentemente dalle posizioni sostenute. (altro…)

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E CAMERON FA L’ELOGIO DELLA FEDE “TESSUTO SOCIALE”.

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Anche il papa parla di lavoro – Europa.

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Il magistero della Chiesa, al suo livello più alto, fu sospinto e aiutato dalle riflessioni e dalle esperienze locali ad elaborare una lettura complessiva e prospettica della nuova società e del suo bene comune. Così, quando, nel 1878, fu eletto al soglio pontificio, Leone XIII si sentì chiamato a portarla a compimento, alla luce delle sue ampie conoscenze di respiro internazionale, ma anche di tante iniziative realizzate “sul campo” da parte di comunità cristiane e uomini e donne della Chiesa. Furono infatti decine e decine di Santi e Beati, dalla fine del Settecento agli inizi del Novecento, a cercare e sperimentare, con la fantasia della carità, molteplici strade per attuare il messaggio evangelico all’interno delle nuove realtà sociali. Furono senza dubbio queste iniziative, con i sacrifici e le riflessioni di questi uomini e donne a preparare il terreno della Rerum novarum e degli altri Documenti sociali di Papa Pecci. Già dal tempo in cui era Nunzio Apostolico in Belgio, egli aveva compreso che la questione sociale si poteva affrontare positivamente ed efficacemente con il dialogo e la mediazione. In un’epoca di aspro anticlericalismo e di accese manifestazioni contro il Papa, Leone XIII seppe guidare e sostenere i cattolici sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura. Subito dopo la Rerum novarum si verificò in Italia e in altri Paesi un’autentica esplosione di iniziative: associazioni, casse rurali e artigiane, giornali,… un vasto “movimento” che ebbe nel servo di Dio Giuseppe Toniolo l’illuminato animatore.

tutta l’omelia qui: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20100905_carpineto_it.html

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