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Posts Tagged ‘Stato etico’

churchstateseparation1… Questa a me pare la laicità che serve anche a noi, che serve in Italia, e che serve a questo Pd. Provo a delinearla. Essa riconosce nei fatti il pluralismo morale, detto anche etico, che c’è in Italia, come altrove, e rivendica il diritto di tutti di seguire in coscienza le proprie scelte morali, ma se si tratta di elaborare e proporre leggi dello Stato, in Parlamento e nei referendum, riconosce anche a tutti, parlamentari o cittadini, il diritto e dovere di difendere la scelta della loro libera coscienza non delegabile né ai partiti né alla Chiesa, e poi il dovere di accettare il risultato reale delle scelte legislative democratiche. Ognuno ha, e deve avere, la sua morale, ma la legge dello Stato è per definizione uguale per tutti e tutti debbono concorrere liberamente a disegnarla. Ne risulta che la laicità, così intesa, non è un contenuto fisso, ma un metodo, e non può essere intesa, come si fa purtroppo quasi sempre, uguale solo a tutto ciò che si oppone alla dottrina della Chiesa…Se per essere laico lo Stato deve sempre avere leggi che dicano l’opposto di ciò che dice la Chiesa allora abbiamo davvero uno Stato etico, nel senso antireligioso, e non è questo – credo – che si vuole davvero. Stesso discorso per un partito che per principio e su ogni questione etica sostenesse il contrario della Chiesa: sarebbe un partito non laico, ma etico!

L’intervento completo qui: Laicità, Male minore, Pci, Pd: Gianni Gennari alla scuola di Bertinoro

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Alternative alla laïcité. Per una coscienza meno angusta della cultura europea e della sua dimensione cristiana di Luca Diotallevi

Indice (al link qui sopra il testo in formato pdf):

Massimiliano Robespierre

Massimiliano Robespierre

1. Effetti e dimensioni del ritorno della religione

2. Una comprensione più sofisticata della modernizzazione avanzata

3. Primato della differenziazione per funzioni della società e stato

4. Risorse per far fronte alla crisi della laicità

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…l’idea “monarchica” di politica, l’idea “monista” di stato e di diritto e l’idea “statalista” di laicità – forse l’idea stessa di laicità – sono facce della stessa medaglia: il mito dello stato moderno. Non è difficile provare a tirare qualche somma pensando al dibattito sui rapporti tra sinistra e movimento cattolico in Italia.

Giorgio Armillei da Landino.it (mie sottolineature):

Il potere politico deve essere organizzato “in modo sussidiario e poliarchico, sia per non ledere la libertà sia per risultare concretamente efficace.” Il suo ruolo deve essere “meglio calibrato” per rafforzare “nuove forme di partecipazione alla politica nazionale e internazionale”, cioè forme di organizzazione politica non statuale. (altro…)

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Riassunto colloquiale di una relazione tenuta da Luca Diotallevi in occasione degli incontri del Landino 2009:

1. La laicita’ e’ in crisi, ma non innanzitutto per il “ritorno della religione”. Troppo poca roba, al massimo un rallentamento della contrazione delle quantita’ della religione.

2. La laicita’ e’ in crisi perche’ e’ in crisi lo stato (ovvero il progetto di una sovranita’ assoluta della politica su tutto il resto della societa’); del progetto statuale la laicita’ e’ il versante religioso … come l’ostilita’ al mercato e’ quello economico.

3. … ma la crisi della laicita’ non lascia sguarnita la modernita’: perche’ la modernita’ offre per lo meno due modelli di separazione tra poteri politici e poteri religiosi. Uno e’ la laicita’, appunto, e l’altro la religious freedom. Nel primo il muro di separazione tra poteri politici e poteri religiosi passa sulla linea pubblico/privato (in quest’ultimo venendo relegata – se va bene – la religione); nel secondo, il muro passa attraverso lo spazio pubblico, perche’ – poliarchicamente – sia i poteri religiosi che quelli politici (che altri …) sono pubblici. Bye bye State!

4. E la crisi della laicita’ non mette al tappeto neppure la modernita’ europea, dacche’ le radici ed il presente della religious freedom sono in Gran Bretagna, che e’ Europa quanto la Francia.

PS
Ma siamo sicuri che la lacita’ sia fino in fondo modernita’? In un certo senso e’ parte del tentativo, ahime’ a volte riuscito (ai giacobini, ai bolscevichi, ai nazisti, ai fascisti), di ricostituire un ordine sociale mon-archico al posto di quello premoderno (ammesso e non concesso che quello fosse mon-archico).

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chi si ispira al personalismo comunitario non può non provare un segreto brivido nel constatare quanta parte della cultura «di sini­stra » – un tempo fortemente lega­ta ad una visione solidaristica del­la vita e per questa ragione ogget­to di penetrante attenzione ambrogio-lorenzetti-effetti-del-buon-governo-in-citta-xiv-sec-sala-della-pace-palazzo-pubblico-di-sda parte del personalismo comunita­rio – si sia fatta invischiare nelle secche di quello che Mounier chiamava lo «spirito borghese» (come borghese, appunto, è il principio dell’assoluta e indiscri­minata autoreferenzialità, sul pia­no degli affari come su quello del­la vita).

Avvenire – 16 Aprile 2009

Il personalismo? Non è individualismo
Da qualche tempo a questa parte è in atto un inquie­tante processo di trasfor­mazione (o, piuttosto, di deforma­zione) del concetto di persona. Nato nei primi decenni del Nove­cento per reagire all’individuali­smo borghese (e a un’etica, quella kantiana, incentrata esclusiva­mente sul soggetto) il personali­smo si è sempre connotato, al di là dell’estrema varietà dei suoi per­corsi interni, per l’accentuazione della dimensione relazionale del­l’io: non a caso, del resto, una del­le sue più importanti ed incisive espressioni storiche è stata quella del personalismo comunitario (di Emmanuel Mounier, e non solo). (altro…)

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