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Europa – 9 giugno 2009tetto

Tettamanzi: «Solidarietà è anche vivere con sobrietà» – Il cardinale parla del suo “manifesto per scuotere le coscienze”

Nel Natale del 2008, per rispondere alla crisi economica, ha lanciato dal duomo di Milano la proposta di un fondo di solidarietà che in pochi mesi ha raccolto più di quattro milioni e 300 mila euro. E adesso, con il libro Non c’è futuro senza solidarietà (San Paolo, 144 pagine, 14 euro), il cardinale Dionigi Tettamanzi chiede a tutti, nella sua diocesi ma anche nell’Italia intera, di immaginare il domani in modo nuovo. Il grande male è la solitudine, la speranza è nella corresponsabilità, che deve dar vita a stili di vita improntati alla sobrietà.

Eminenza, perché secondo lei non c’è futuro senza solidarietà?

Io vedo che dove c’è solitudine non c’è speranza, ma solo disperazione. E dove manca la speranza manca la vita. (altro…)

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– Io adoro la versione di Rod Stewart e Jeff Beck, a cui fanno riferimento i testi, ma anche questa non è male…

(curtis mayfield, 1964)

People get ready
There’s a train a-coming (altro…)

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Con la Resurrezione, che sancisce la morte della morte, la speranza diventa la condizione specifica e naturale del cristiano il quale ormai – secondo l’Apostolo – può sperare contro ogni speranza: speranza che non è conquista dell’uomo e virtù morale, ma dono di Dio e virtù teologale.

Commento apparso su Avvenire-Bologna7 sulla predica del Card. Caffarra del 4 ottobre 2008, giorno di S.Petronio, patrono di Bologna.

Professor Ivano Dionigi, direttore e animatore del Centro Studi «La permanenza del Classico» dell’Università di Bologna

«La Chiesa cosa fa, che cosa può-deve fare per la crescita della città?» A questa domanda, improntata a forte generosità e responsabilità pastorale, il Cardinale, in sintonia con l’enciclica «Spe salvi» di Benedetto XVI, risponde: «la Chiesa assicura all’uomo il diritto di sperare … E solo l’uomo capace di sperare è capace di costruire la città».

Risposta, questa, che oltre a confortare ogni uomo di buona volontà, interpella chi per mestiere e vocazione frequenta la classicità. Si è soliti ripetere che i Classici sono fondativi del nostro pensiero, ma dimentichiamo di aggiungere che essi sono anche antagonisti della nostra visione, in particolare di quella cristiana. (altro…)

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