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Posts Tagged ‘Povertà’

Eugenetica ed altri malanni – o della questione antropologica come questione sociale
Alessandro Canelli | novembre 13, 2010 11:41 am

Recentemente ha fatto scalpore la frase del professore che voleva il ritorno alla rupe tarpea per eliminare i disabili.
Ma mentre imperversava il tormentone mediatico ho vissuto una somma di piccole vicende che mi hanno toccato un po’ più da vicino. (altro…)

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03/10/2010 – LA STORIA

Balli e canti in strada per scoprire San Francesco

Francescani in piazza Martiri a Reggio Emilia

I frati hanno organizzato anche un Festival contro il calo delle vocazioni
FRANCO GIUBILEI – REGGIO EMILIA

Vivere secondo il Vangelo osservando povertà, castità e obbedienza, predicava Francesco d’Assisi otto secoli fa. E oggi, che la società moderna è più secolarizzata e spaventata che mai, il movimento francescano occupa la piazza principale di Reggio Emilia con lezioni, incontri e spettacoli, secondo la formula-festival che finora eravamo abituati a vedere per filosofia, letteratura e altri eventi culturali.

Lo slogan della tre-giorni suona come una sfida e si porta dietro un bel punto interrogativo: «Fratelli è possibile?», perché non ci sono molte certezze, a cominciare da quanti cercano di capire se se la sentono davvero di seguire le orme del santo Patrono d’Italia – la ricorrenza di San Francesco cade proprio domani, 4 ottobre. (altro…)

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REGGIO EMILIA

I francescani tornano nelle strade – un Festival tra gioia e religione

Per tre giorni la città si è trasformata in un grande sagrato-palcoscenico. Clarisse e frati, cappuccini e minori tra la gente, veri “giullari di Dio” sulle orme del Poverello di Assisi. “Ci siamo troppo conventualizzati, è ora di andare di nuovo in piazza”

di MICHELE SMARGIASSI

I francescani tornano nelle strade un Festival tra gioia e religione Un momento del Festival

REGGIO EMILIA – Laudato sì per nostra sorella pioggia. I due fraticelli alzano gli occhi al cielo bizzoso: “Ho sentito una goccia, che si fa?”, “Tu comincia a pregare, io cerco un ombrello”. Reggio Emilia per tre giorni è stata un grande sagrato-palcoscenico per la gioia inossidabile e contagiosa dei “giullari di Dio”, dei “pazzi del Signore”. I neri conventuali, i cappuccini col cappuccio, i minori con la corda sul saio marrone, i veli delle clarisse: è il Festival Francescano e quasi tutto accade in piazza, perché quella era la casa del Poverello di Assisi, ed è lì che i suoi “bambini” otto secoli dopo vogliono abitare di nuovo.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA 1

“Ci siamo troppo conventualizzati, stavamo diventando dei monaci, è ora di tornare nelle strade”: così frate Giordano Ferri, che un anno fa s’è inventato tutto questo, l’ha collaudato con una “edizione zero” e adesso ha coinvolto tutta la grande Famiglia in questa tre giorni di pace e bene che gira attorno a una domanda “scandalosa”: Fratelli è possibile? (altro…)

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Anche il papa parla di lavoro – Europa.

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Il magistero della Chiesa, al suo livello più alto, fu sospinto e aiutato dalle riflessioni e dalle esperienze locali ad elaborare una lettura complessiva e prospettica della nuova società e del suo bene comune. Così, quando, nel 1878, fu eletto al soglio pontificio, Leone XIII si sentì chiamato a portarla a compimento, alla luce delle sue ampie conoscenze di respiro internazionale, ma anche di tante iniziative realizzate “sul campo” da parte di comunità cristiane e uomini e donne della Chiesa. Furono infatti decine e decine di Santi e Beati, dalla fine del Settecento agli inizi del Novecento, a cercare e sperimentare, con la fantasia della carità, molteplici strade per attuare il messaggio evangelico all’interno delle nuove realtà sociali. Furono senza dubbio queste iniziative, con i sacrifici e le riflessioni di questi uomini e donne a preparare il terreno della Rerum novarum e degli altri Documenti sociali di Papa Pecci. Già dal tempo in cui era Nunzio Apostolico in Belgio, egli aveva compreso che la questione sociale si poteva affrontare positivamente ed efficacemente con il dialogo e la mediazione. In un’epoca di aspro anticlericalismo e di accese manifestazioni contro il Papa, Leone XIII seppe guidare e sostenere i cattolici sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura. Subito dopo la Rerum novarum si verificò in Italia e in altri Paesi un’autentica esplosione di iniziative: associazioni, casse rurali e artigiane, giornali,… un vasto “movimento” che ebbe nel servo di Dio Giuseppe Toniolo l’illuminato animatore.

tutta l’omelia qui: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20100905_carpineto_it.html

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Il Corriere della Sera 31 Agosto 2010

di Giuseppe De Rita

IL CATTOLICO POST MODERNO E LO SCARSO PESO IN POLITICA

A chi frequenta la realtà cattolica italiana desta un po` di sconcerto la superficialità con cui di essa si parla e con essa si vuole dialogare. La persistente diaspora elettorale, seguita alla fine della Dc, istiga qualcuno a tentativi di nuova unità o convergenza, magari di stampo minoritario; ma ne istiga molti di più a tentativi di appropriazione, di alleanze, di consonanze programmatiche e/o etiche nei confronti delle sue diverse componenti. Tutti tentativi, però, che, al di là della loro reiterazione e dei loro rifiuto, declinano verso una evidente confusione. (altro…)

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Su scala globale la crescita demografica si sta trasformando in decrescita, euro-nipponizzandosi, a partire da Nordafrica e Sudamerica. Gli effetti della decrescita demografica si sono già visti in Europa e minano alla base la struttura del welfare e rivoluzionando culturalmente il continente.
La decrescita demografica si è dimostrata non giustificabile sul piano ecologico – si pensi al livello dei consumi inquinanti di single o DINK rispetto alle famiglie, o agli sprechi generati dal vivere da soli (riscaldamento in testa).
Mentre in Cina – esemplarmente – si è pianificato di fatto il dimezzamento della popolazione attiva nel giro di una generazione, minando alla base la crescita economica in atto.
Per non parlare del dilagare in oriente – Cina e India in testa – dell’aborto selettivo che fa coincidere il ruolo subalterno della donna con l’eliminazione fisica delle nasciture.
Forse il fare o non fare figli non attiene solo alla sfera privata…. O no?

Sole 24 Ore – 16 luglio 2010

Lo sviluppo illusorio: crescere senza bebè

di Ettore Gotti Tedeschi

Domenica scorsa, 11 luglio, la Chiesa ha festeggiato San Benedetto, patrono d’Europa. A San Benedetto, noi europei, dobbiamo la nostra identità, anche se purtroppo un po’ persa. Dobbiamo a San Benedetto le radici di quella «capacità imprenditoriale europea, di quella capacità di espansione costruttiva in altri continenti», come diceva Giovanni Paolo II. San Benedetto convertì anche i barbari di allora alle virtù del lavoro, alle scienze, alle arti. Andate al monastero di Subbiaco per capirlo. Oggi è lecito domandarsi chi siano i barbari del postmoderno.
Noi europei, per esempio, rischiamo di trovarci in una forma di nuova barbarie tecnologica-nichilista. Come scrisse Jean Guitton, «stiamo correndo il rischio di sotterrare in noi ciò che è essenziale» per fare le nostre scelte e viverle. Ma, se guardiamo indietro negli ultimi due decenni a come è stata rispettata la vita umana, la dignità della persona, il ruolo della famiglia, e guardiamo quale modello di sviluppo economico abbiamo scelto, forse dovremmo pensare che questo “essenziale” l’abbiamo già sotterrato.

Quanto alla decrescita economica prevedibile, questa non sarà voluta, come qualcuno auspica, bensì subìta, proprio come conseguenza della crescita truccata degli ultimi anni per compensare la crescita zero della popolazione nel mondo occidentale (o a sostenerne le spese). Così la prospettiva ora non è tanto di decrescita, bensì di ritorno a quella povertà conseguente alla non crescita, però corretta dal costo degli errori fatti per cercare di compensarla. (altro…)

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