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Posts Tagged ‘PD Bologna’

25 anni e non sentirli….

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/03/28/la-profezia-del-professore.html

Fanno impressione, le parole pronunciate in quel febbraio ’85, davanti a un cronista di Repubblica che si chiama Giorgio Bocca. «A Bologna – questo il titolo del servizio – è stanco / il pachiderma rosso». Nino non era ancora ufficialmente candidato a sindaco per la Dc, ma il suo nome circolava. A Roma, dopo un incontro con De Mita, aveva detto che «è finita la favola di una Dc corrotta e di un Pci puro». Uno scandalo, per la prima volta, aveva toccato Palazzo d’ Accursio. Dirigenti dell’ ufficio tecnico, legati al Pci, erano stati accusati di licenze facili. «E’ finito – commenta Andreatta – quel Pci che aveva imposto alla vita pubblica italiana l’ alto costo di una potentissima organizzazione costruita sui rotondi margini delle intermediazioni nel commercio con l’ Est e sull’ utilizzo di parte dei proventi delle cooperative». E il 23 febbraio, davanti al taccuino di Giorgio Bocca, prevede il crollo del giugno ’99 e rincara la dose. «Vedo in modo perfettamente razionale – dice – la irrazionalità della mia sfida al municipio comunista~ Questa è la Bologna dell’ autoritarismo ovattato ma implacabile, copiato dal cattolicesimo della Controriforma: stessi riti, stessa pompa, stessa filosofia repressiva. Questa Bologna comunista che manda a dirigere gli ospedali, le scuole, gli uffici pubblici, onesti e servizievoli imbecilli, questa città ha bisogno di ficcanaso liberi, di intelligenze non servili~ Abbiamo denunciato lo scandaletto (un albergo doveva essere costruito in una cava, ndr) per fare emergere la sua regola ipocrita: lasciar rubare qualche spicciolo agli impiegati degli uffici tecnici per averli ricattabili e mansueti quando devono passare i grandi affari delle cooperative». L’ accusa prosegue implacabile. «A Bologna non c’ è stata la “distruzione creativa” del capitalismo, ma il reticolo asfissiante del consenso universale. E in più c’ è l’ insopportabile retorica del savoir vivre petroniano fondata sulle memorie: la buona cucina che non esiste più, la società bonaria che è scomparsa, la vita notturna cancellata». «Professore, e voi cosa proponete?», chiese il cronista. «Questa città da ancien regime ha urgente bisogno di illuminismo. Vogliamo darle una carta dei diritti, vogliamo liberarla dalla discrezionalità di un potere che è formalmente inflessibile per poter essere informalmente compromissorio e corruttore».

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Dopo i sindaci di Bologna e Firenze, che sia il tempo che anche il segretario PD di Bologna non sia un ex PCI?

demaria

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Un grazie particolare agli amici del Landino – Michele Nicoletti – 09/06/2009prayvotepray

Per i cattolici è il momento di agire – Angelo Bertani – Europa – 12/06/2009

A Nicoletti rispondevo:

Osservazione generale a partire dal caso del manifesto pro-Nicoletti di Bologna.
Bertani cita tra gli esempi Vittorio Prodi e Beatrice Draghetti.
In realtà penso che questi siano esempi sbagliati per via del fatto che al successo personale e alla indubbia stima che queste persone raccolgono, non corrisponde un progetto politico, ma solo un personale validissimo e specchiato impegno amministrativo. Di fatto questo si traduce NON in capacità di cambiare le cose a livello politico, ma solo in una involontaria copertura ad una gestione interna del PD di Bologna ottusa e conservatrice. E la storia dell’entrata in politica di queste pur validissime persone è implicitamente una dichiarazione di debolezza politica. Come dire, diamanti incastonati in una rugginosa struttura di ferro imbullonato, che non si muove se non per scricchiolare sotto il peso degli anni.
L’impegno dei singoli, cooptati o supervotati che sia, non basta senza una organizzazione ed un progetto politico più ampio.
Se andiamo a leggere di nuovo quel manifesto in fondo questo giudizio traspare chiaramente.
E ora, leninianamente, che fare?

E Nicoletti risponde:

adesso si deve:

1. non farsi stritolare dalle manovre congressuali ma darsi un programma di lavoro di tre anni con cui tornare a vincere le elezioni politiche;

2. coloro che lavorano in ciò che resta del mondo cattolico democratico devono rifare la Lega Democratica ossia un’associazione mista di persone che stanno in politica, nel sindacato, nelle associazioni ecclesiali eccetera, capaci di ritessere un’alleanza sul piano del pensiero teologico e politico e sul piano delle pratiche tra democrazia e credenti solidali. l’illusione di risolvere il problema con un’alleanza con l’udc è patetica. quella di risolvere il problema con una laicità negativa è concettualmente sbagliata e politicamente suicida (perché proprio noi sterilizzare la potenza riformatrice della speranza escatologica?)

3. chi lavora nel PD deve ripartire con umiltà dai territori e organizzare nelle diverse regioni convegni di “ascolto dei territori” in cui si invitano a parlare i protagonisti sociali e il pd ascolta con umiltà dove ha sbagliato (perché occorre parlarsi chiaro e riconoscere che un partito che ha perso quello che il pd ha perso alle europee è un partito che ha sbagliato quasi tutto e ha bisogno di una radicale messa a punto che solo da un paziente ascolto dei territori può nascere e non certo da operazioni di vertice con qualche – non troppe – cooptazioni del cosiddetto “nuovo”).

chi ci sta?

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