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3 settembre 2009

Un “uomo vivo”, semplicemente felice

Dopo cinquant’anni, la riproposta del capolavoro di Gilbert K. Chesterton

La sorpresa è ancora più piacevole perché non c’è un’occasione esterna – una data, una ricorrenza, un anniversario – che ne solleciti la ripubblicazione: Uomo vivo di Gilbert Keith Chesterton riappare in libreria per l’editore Morganti (Pezzan di Carbonera – Treviso, 2009, pagg 252, euro 15), a cinquantatre anni dalla volta precedente, in una nuova elegante traduzione, in versione integrale e con un titolo diverso da allora, che era Le avventure di un uomo vivo. Meritoria riproposta di un autore al quale Emilio Cecchi dedicò una lunga, lucida prefazione (la si trova nel volume pubblicato dall’editore Gherardo Casini nel 1956), con il famoso giudizio che paragona Chesterton a «un padre della Chiesa, obbligato dalle necessità dei tempi e del ministerio a predicare in stile burlesco alle turbe degli scettici e dei gaudenti.

La serietà delle sue intenzioni e dei suoi concetti non teme, frattanto, d’essere compromessa dalla stranezza verbale». Sembra, in qualche modo e senza ambigue analogie, un anticipo del Concilio.

L’interesse della riproposta di Uomo vivo sta nel fatto che nel romanzo – considerato dalla maggior parte della critica come il capolavoro dello scrittore inglese – si fondono le caratteristiche migliori del suo stile, il paradosso, il gusto della provocazione positiva, l’ironia del linguaggio, la comicità delle situazioni, la sollecitazione per quanto di meglio c’è nella natura umana. L’“uomo vivo” è Innocenzo Smith, del quale tutti dicono un gran male, perché sembra sia a più riprese fuggito con donne, abbia minacciato di morte un suo insegnante ai tempi dell’università, penetri molto spesso in case non sue, e dalla sua propria sia fuggito più di una volta, per abbandonarsi a interminabili vagabondaggi. (altro…)

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