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Posts Tagged ‘Ferrara’

Dove si invitano i vescovi USA a seguire l’esempio di quelli italiani che rifiutarono l’appoggio alla lista religionandpoliticslargeanti-aborto di Ferrara perchè ghettizzante del tema e perchè presupponeva un ghetto dei “buoni” contro i “cattivi”.

Last spring, when Italy (where abortion is legal and state-subsidized) was having yet another national election, some politicians put together a list of “pro-life” candidates and asked for the church’s endorsement. The Italian bishops conference, in their magazine, Avvenire, was having no part of it. Their spokesperson said: “The initiative of a list on abortion, beyond its noble intent, mistakenly brings a moral theme to an electoral competition. It’s as if it were a list of ‘pure people,’ of ‘champions,’ of ‘specialists.’ It carries a grave risk of extremism, of ghettoization of one part of the Catholic world on such a sensitive issue.”

Would that all our American bishops were as wise.

NCR Commentary: The Republican captivity

By Nicholas P. Cafardi – Published: November 25, 2008 – Published on National Catholic Reporter

In their long history, the People of God have seen many captivities, both literal and figurative: the Babylonian Captivity; the Constantinian Captivity, the Carolingian Captivity, the Holy Roman Empire Captivity, the Avignon Captivity. In each of these situations, civil authorities captured God’s people and used them for their own advantage. One would think that history has seen enough of such “captivities,” and that the church, having learned from this history, would be wary of it ever happening again.

What then explains the current captivity, perhaps more figurative than literal, of the Catholic church in America by the Republican Party? (altro…)

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tagcompressedMettersi in gioco – Vale la pena di misurarsi con quell’argomento maledetto o disperato, che è l’aborto: con la propria cultura, passioni, e stolide incertezze – DI EDMONDO BERSELLI
Il senso così ampiamente invocato della laicità dovrebbe ispirare tutte le considerazioni sull’aborto e sulle norme che lo regolano. E allora la laicità, una laicità senza aggettivi, né “sana” come auspica papa Ratzinger, né insana come forma di fondamentalismo antireligioso, potrebbe condurre all’idea che la legge 194 va difesa, ed eventualmente meglio applicata, nonché modificata e migliorata se occorre, perché nulla è eterno e immutabile; senza dimenticare le ragioni che condussero alla sua approvazione democratica, cioè la volontà di risolvere la piaga degli aborti clandestini, e le condizioni spesso ancora drammatiche, sul piano economico, famigliare, fisiologico, psicologico, che conducono le donne alla decisione traumatica di interrompere una gravidanza.

Dopo di che, sarebbe bene anche mettere a fuoco l’idea tutt’altro che reazionaria secondo cui l’aborto non è una questione semplicemente sanitaria. Non è una questione igienica. E con ogni probabilità non è neppure una questione da affrontare in termini utilitaristici, basati esclusivamente sui numeri, ossia sul calo degli aborti praticati.

(altro…)

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Come premessa a questo articolo laicamente e provocatoriamente utile – che si ami o meno l’autore – di Giuliano Ferrara, proporrei un piccolo confronto tra una nota di Vito Mancuso sul Corriere – 30/03/2008 – che profetizzava un trend decrescente di cattolicesimo e cristianesimo in genere (in commento alla statistica vaticana che dice che i cattolici sono meno dei musulmani – anche se i cristiani sono di più, ma tant’è) – e dall’altra parte l’immagine della chiesa del futuro identificata in una donna nera di un teologo episcopaliano sino-americano (http://www.christiantoday.com/article/face.of.christianity.will.soon.be.black.says.scholar/17583.htm). Quando hai interiorizzato il declino, non puoi che vivere il declino, ma se cerchi il futuro lo trovi nei posti più impensati. Infatti la nota vaticana indicava anche un crescente numero di sacerdoti grazie a un forte numero di vocazioni in Africa ed Asia, alla faccia dell’eurocentrismo del cristianesimo,….

Ecco l’articolo di Ferrara – mie sottolineature.

“Per un po’ uno li sta a sentire, poi si ride. Ma insomma, ci vuole una bella opacità della mente e del senso storico per rifilare al pubblico, in questo anno di grazia 2008, l’idea che la religione sia un fatto privato e che la conversione di un musulmano il Papa non la deve celebrare nella notte di Pasqua, in San Pietro e a telecamere aperte. Lasciamo da parte la questione canonica e teologica, il significato stesso di libertà religiosa di una conversione, il proselitismo e tutto il resto. Parliamo di storia e di politica.
Volete rendervi conto, cattolici invisibilisti che pretendete di calpestare le strade del mondo laico lasciando a casa la vostra cultura, di quanto il mondo sia cambiato dai tempi del Vaticano II? Rendersi conto di quel che muta non è oscurantismo reazionario, non è l’Inquisizione spagnola che ritorna, non è esclusivismo fondamentalista, fine dell’ecumenismo, distruzione della laicità: è realismo.
Il realismo di Nicolas Sarkozy, che parla dell’orizzonte religioso come della nuova frontiera su cui si dispone la storia europea. Di Tony Blair, che insegnerà «religione e globalizzazione» a Harvard. Di una pletora di intellettuali capaci di interrogarsi in tutto il mondo sul ritorno del sacro, sulla nuova sensibilità religiosa di massa. Tra questi metterei perfino quel bravo scrittore e cronista dell’Unità il quale si è accorto, imbattutosi nella recente Via Crucis immersa nella pioggia battente, e così folta di partecipazione internazionale di fedeli, che tanti anni fa la Via Crucis era un piccola e laterale cerimonia per un pugno di fedelissimi del Papa Paolo VI, senza rilevanza nemmeno per il traffico intorno al Colosseo.
Roma a parte, come si fa a nascondere la verità della politica americana, intesa non come somma di banali notizie politiche ma come sviluppo strutturale di nuovi fenomeni sociali e civili ad alto impatto emozionale, culturale, civile? Fenomeni che coinvolgono i candidati alla presidenza ormai da decenni, i giudici della Corte suprema, le università e le case editrici, le cinture suburbane dove si fabbricano i voti dei «churchgoers», elettori evangelici praticanti che possono determinare vita o morte di un qualunque pretendente alla presidenza dell’impero?
Per anni giornali come Il Foglio o l’Economist hanno cercato di spiegare come stanno le cose in materia di relazioni tra religione e spazio pubblico. Invano, a quanto pare. Hillary Clinton parla di Dio «con maggiore frequenza di quanto mediamente faccia un vescovo europeo» ha scritto da Washington Adrian Wooldridge. E il suo guaio è che sulla strada ha trovato uno che non solo parla di Dio, come il predicatore laico Barack Obama, ma addirittura agisce scenicamente in tenuta profetica permanente, e costruisce sogni nazionali di unità, di riscatto, di salvezza con le stesse formule di oratoria religiosa con cui da sempre, nella storia americana, sono state giustificate e fondate le grandi battaglie contro la schiavitù, la segregazione dei neri, i diritti civili e l’unità patriottica del melting pot, del popolo dei diversi che si raduna intorno alla città costruita evangelicamente su una collina, la città della libertà di credere.
E con tutto questo gran circo religioso, mentre gli islamici è nell’esercizio legale della loro fede (la sharia) che attingono la forza della loro rivolta contro l’Occidente, mentre gli ebrei difendono la loro città sulla collina, il loro stato-guarnigione sorto dopo la Shoah, dall’atomica dei mullah iraniani, voi vorreste che la conversione a Cristo di un musulmano scivolasse nell’ombra della storia, al riparo dalle critiche e dalle «reazioni»? Ma siete matti? Ma in che mondo storico vivete?”

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Ovvero, come snobbare Ferrara – che si sia d’accordo o meno, che lo si adori o lo si disprezzi come persona –  vuol dire mancare un punto di discussione importante. Io, come parte di una cultura che esprime posizioni di rilievo sociale e indirettamente politico, devo/posso pensare a evitare di esprimere quello che porto di originale in termini laicamente rilevanti solo perchè le mie radici culturali non sono quelle dominanti? Solo perchè queste radici affondano in una cultura di matrice religiosa? Il problema aborto è sì un problema culturale, ma perchè dovrei astenermi dall’affrontarlo esplicitamente in termini politici e laici? 

PS: io Ferrara non lo voto, ma non lo snobbo neppure. 

PS2: Sto diventando fondamentalista?

Articolo di Pietro De Marco – sociologo

 http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/194683

“Se dunque gli attori della sfera politica sono politicamente veri, se l’agorà si palesa nel venire alla luce di volontà diversamente ordinate al bonum comune, non potremo né dovremo evitare il conflitto. Perché mai, chiedo a Vittadini, il contrasto affermativo di oggi impedirebbe domani di “intervenire in modo ponderato e approfondito”? E su che cosa poi si negozierebbe, domani, se non fossero formulati oggi e proposti alla sfera pubblica degli obiettivi contrapposti?”

“La cultura politica cattolica maggioritaria ha perso il suo peso nella storia italiana ed europea proprio alimentando in sé teorie e pratiche di una politica della latenza, sullo sfondo di una disfatta definita come crescita cattolica alla “laicità”! Prediligendo la negoziazione riservata tra i soggetti politici, tale cultura ha sottovalutato la necessità di esistere seriamente come parte del dibattito pubblico e della lotta politica. Gli ultimi lustri di storia democristiana hanno mostrato, ma troppo tardi, riguardo a valori e istituti fondamentali, come quel tanto che di volta in volta la DC tutelava non fosse saldamente posto. E non a causa della “secolarizzazione”, insopportabile escamotage, ma perché non si volle più motivare istituti e valori, ragionarli di fronte all’opinione pubblica, incarnarli in culture e forze intellettuali e morali pubblicamente consistenti. Le sconfitte, anzitutto legislative, su divorzio e aborto furono solo sintomi tanto vistosi quanto mal interpretati (come incidenti di percorso!) di un fenomeno esteso: su tutto, progressivamente, l’azione politica cattolica subiva l’iniziativa di chi, invece, ragionava in forma persuasiva e ad alta voce.  ”

“Il Politico è altro dal domestico e dal sociale. Solo se l’altro è raggiunto da “ragioni” (che diano, tra l’altro, significato universale agli “esempi”) egli può condividere con te un’azione pubblica conforme, ad esempio rivolta ad affermare e tutelare la santità della vita “dal concepimento alla morte naturale”. Questo è Politica. ”

“Ma le idee dividono. Come dialogheremo poi? Obietto: chi ha ridotto la teologia politica cattolica … a trepido emozionalismo, fosse pure solo di facciata, a comunitarismo tutto slogan, a convinzioni senza progetto e senza ragioni se non quelli degli altri, delle altre culture politiche? Ferrara, proponendo nello spazio pubblico grandi tesi, razionali e cattoliche, teoriche e pratico-politiche, non ha solo aperto una querelle; ha fatto e fa politica nella sua forma fontale, quella che mette in gioco idee e idealità con l’effetto di disegnare spazi di azione. Nell’agorà qualcuno ha posto in agenda, quindi ci ha obbligato a ponderare, quanto conformi al bonum comune siano le leggi e l’ethos (nulla è privato sui terreni antropologici) su vita e morte del nascituro; e a decidere di conseguenza. Antropologia, dunque, ed etica pubblica e istituti: niente che non sia al cuore della polis. ”

“Brambilla porta degli argomenti più interni e sottili. Ferrara non avrebbe dovuto compiere scelte, come la lista, che sono di danno al suo stesso obiettivo. Su due fronti. Il primo: la metamorfosi politico-elettorale di una battaglia etica dispiace all’opinione pubblica italiana (“la presentazione di un partito ha fatto calare la simpatia e il consenso verso la moratoria per l’aborto”) e il suo fallimento elettorale peserà sulla battaglia stessa, denunciandone l’irrilevanza per la maggior parte dei cittadini. Il secondo: il linguaggio si radicalizza nel confronto politico … un clima da “rissa verbale” non aiuta la causa di Ferrara e degli altri oppositori della cultura dell’aborto. Convincere a non abortire vuole azione culturale e “soprattutto una realtà di accoglienza”.”

“Costringere una già difficile battaglia sui principi nelle strettoie di una competizione elettorale ove, nella decisione di voto, giocano molte variabili, è un rischio certo. …  però, echeggia la nostra difficoltà cattolica a pensare il Politico, che non è ciò che intendiamo col pensare per rapporti di forza ed effetti a breve … La questione e la posta in gioco dell’interruzione volontaria di gravidanza è …  sanzione della santità della vita umana nei princìpi e negli ordinamenti delle società avanzate; è protezione dello spirito delle costituzioni democratiche dalla tentante semplificazione delle bioetiche materialistiche; è conflitto di interpretazioni su logica ed estensione dei diritti umani. “

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