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Posts Tagged ‘Concilio Vaticano II’

Il modo di governare di Gesù non è quello del dominio, ma è l’umile ed amoroso servizio della lavanda dei piedi, e la regalità di Cristo sull’universo non è un trionfo terreno, ma trova il suo culmine sul legno della croce, che diventa giudizio per il mondo e punto di riferimento per l’esercizio dell’autorità che sia vera espressione della carità pastorale.

Catechesi del 26 Maggio (qui e qui)

[…] Negli ultimi decenni si è utilizzato spesso l’aggettivo “pastorale” quasi in opposizione al concetto di “gerarchico”, così come, nella medesima contrapposizione, è stata interpretata anche l’idea di “comunione”. E’ forse questo il punto dove può essere utile una breve osservazione sulla parola “gerarchia”, che è la designazione tradizionale della struttura di autorità sacramentale nella Chiesa, ordinata secondo i tre livelli del sacramento dell’ordine: episcopato, presbiterato, diaconato. Nell’opinione pubblica prevale, per questa realtà “gerarchia”, l’elemento di subordinazione e l’elemento giuridico; perciò a molti l’idea di gerarchia appare in contrasto con la flessibilità e la vitalità del senso pastorale e anche contraria all’umiltà del Vangelo.

Ma questo è un male inteso senso della gerarchia, storicamente anche causato da abusi di autorità e da carrierismo, che sono appunto abusi e non derivano dall’essere stesso della realtà “gerarchia”. L’opinione comune è che “gerarchia” sia sempre qualcosa di legato al dominio e così non corrispondente al vero senso della Chiesa, dell’unità nell’amore di Cristo. Ma, come ho detto, questa è un’interpretazione sbagliata, che ha origine in abusi della storia, ma non risponde al vero significato di quello che è la gerarchia. (altro…)

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Insomma, dalla fine degli anni Sessanta il legame tra Siri e Montini si viene rinsaldando, nella comune convinzione – per usare le parole del cardinale genovese – che il necessario “aggiornamento” dell’azione pastorale della Chiesa non poteva essere concepito “come un termine negativo, come un pentimento, come un discredito, come un ripudio, tanto meno come un’infedeltà”.

Il cardinale Giuseppe Siri e il suo tempo – Rosso porpora antitotalitario

di Roberto Pertici

Il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987, cardinale dal 1953, a lungo presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), è stato certamente una delle personalità eminenti della Chiesa del xx secolo, di quella italiana in specie: in qualche modo anche figura simbolica, punto di riferimento di atteggiamenti ecclesiali, posizioni culturali e politiche che sono state a lungo “segno di contraddizione” in Italia come nel mondo cattolico. (altro…)

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19 aprile 2010 – L’anniversario

Un ingombrante professore

Cinque anni di un magistero mite e combattente raccontati da un cattolico progressista

Devo essere sincero. Quando, il 19 aprile 2005, il cardinale protodiacono, il cileno Jorge Medina Estévez, annuncia che la chiesa cattolica ha un nuovo Papa, io resto piuttosto freddo. E siccome sono collegato in diretta televisiva con qualche milione di persone, la mia reazione non passa proprio inosservata. Ma che ci posso fare? Non so dissimulare. Torno al giorno fatidico. L’annuncio, in latino, è quello classico: “Annuntio vobis gaudium magnum, habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Josephum! Sanctae romanae Ecclesiae cardinalem Ratzinger! Qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI”. Già al “Josephum” tutti capiscono, e dalla piazza si levano esclamazioni. Capisco anch’io. Soprattutto capisco che il mio candidato ideale, il cardinale honduregno Óscar Andrés Rodríguez  Maradiaga, non ce l’ha fatta. Lo so, l’elezione di un Papa è una cosa seria e non è giusto fare il tifo, anche perché, in fondo, l’ultima parola spetta allo Spirito Santo. Ma io tifavo Maradiaga, e l’idea di avere un Papa sudamericano e salesiano, poco più che sessantenne, diplomato in psicologia e psicoterapia, suonatore di sassofono e in possesso del brevetto per guidare elicotteri, beh, insomma, era un’idea alla quale mi ero affezionato. (altro…)

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La Chiesa in decadenza? Mai stata così fiorente – Lettere al Cardinal Martini – Corriere della Sera

Sono molte le lettere che denunziano una decadenza della Chiesa, descritta anche in termini drammatici. Vengono proposte cause e rimedi per questo fenomeno. Qui considereremo il fatto della decadenza (esiste o non esiste?), alcune ragioni di questo fatto e qualcuno dei rimedi proposti. Ma vorrei prima esporre alcune mie convinzioni. (altro…)

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“Why would I want to join a bunch of people who seem bummed out about the church?” one asked. “What’s the attraction in that?”

“Perchè dovrei unirmi a un gruppo di gente delusa e infastidita dalla Chiesa” mi chiede. “Chi me lo fa fare?”

The next generation of Catholic leaders
By John L Allen Jr
Created Oct 30, 2009

Despite the ennui of too much time in airports and hotel rooms, I usually try to accept whenever I’m invited to give a talk someplace. That’s partly because I get paid, but there’s also a less mercenary motive. Like a stand-up comic, I’ve learned that there’s simply no substitute for a live audience. It hard-wires me into what real people are thinking — what stirs their curiosity, what their hopes and fears are, what leaves them cold or makes their blood boil. (altro…)

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… che riesce a centrare veramente quello che rimarrà di quell’uomo, al di là delle mode e degli strumentalismi. Qui sotto il link all’articolo e un paio di citazioni di Milani che mi paiono fotografarlo al meglio.

http://querculanus.blogspot.com/2009/09/don-milani.html

«Non mi ribellerò mai alla Chiesa, perché ho bisogno piú volte alla settimana del perdono dei miei peccati e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la Chiesa».

«T’ho scritto solo per metterti in guardia contro te stesso e per difendere la mia carissima moglie Chiesa che amo tra infiniti litigi e contrasti (come ogni buon marito usa fare)».

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15 agosto 2009 – Sole – 24 Ore

Più carità per i cattolici più limiti per i laici

di Giuliano Amato

Caro direttore, permettimi una lettera fuori calendario, per gridare a te e ai lettori che io proprio non ce la faccio più. Non ce la faccio più a vivere assediato dai reiterati ritorni di una guerra fra credenti e non credenti, religione e laicità, scienza e fede, che sembra da noi inesauribile. Ma com’è possibile che negli Stati Uniti laicità voglia dire accettazione reciproca secondo gli insegnamenti di John Locke, che in India voglia dire costruire una casa comune per le diverse religioni e le diverse culture come la intendeva il Mahatma Gandhi, mentre da noi ogni occasione è buona perché ci spariamo pallettoni – Chiesa arrogante di qua, bieco illuminismo di là – con moschettoni che da decenni dovrebbero stare soltanto nei musei? (altro…)

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