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Posts Tagged ‘cattolicesimo democratico’

(mie sottolineature e grassetto finale)

21 ottobre 2010
Bilancio del ruinismo per “Pane e acqua”

Il ruinismo non può essere affrontato come una parentesi o un complotto

Che bilancio fare del ruinismo, ovvero dell’applicazione del pontificato di Giovanni Paolo II in Italia?

di Stefano Ceccanti

1. Quello che si chiama cattolicesimo democratico, pur nel suo carattere molto variegato, non ha vissuto bene questo periodo e indubbiamente esistono vari e fondati motivi a supporto di un bilancio critico.

1. Ne indico sommariamente tre: un eccessivo restringimento del pluralismo interno all’arcipelago cattolico o, più esattamente della sua visibilità all’esterno; i tentativi di proseguire fuori tempo, dopo la caduta del Muro di Berlino, con una sorta di accanimento terapeutico, l’unità politica dei cattolici, rallentando il contributo dei cattolici all’edificazione del bipolarismo, a cominciare dai tentativi di frenare la spinta verso i referendum elettorali; un approccio spesso difensivo e segnato da una cultura intransigente ai nuovi problemi emergenti su vita, famiglia e bioetica con un uso eccessivo dell’argomento del pendio scivoloso contro qualsiasi ipotesi di mediazioni ragionevoli.

1. Tuttavia a me sembra doveroso che si separino queste critiche da uno schema generale molto difensivo, auto-consolatorio, che finisce spesso con l’accomunare in radicalismo spezzoni dell’area del cattolicesimo democratico a quella proveniente dal dissenso ecclesiale, fermo restando che anche quest’ultima svolge un ruolo significativo di pungolo per il fatto stesso di esistere, indipendentemente dalle posizioni sostenute. (altro…)

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Il Corriere della Sera 31 Agosto 2010

di Giuseppe De Rita

IL CATTOLICO POST MODERNO E LO SCARSO PESO IN POLITICA

A chi frequenta la realtà cattolica italiana desta un po` di sconcerto la superficialità con cui di essa si parla e con essa si vuole dialogare. La persistente diaspora elettorale, seguita alla fine della Dc, istiga qualcuno a tentativi di nuova unità o convergenza, magari di stampo minoritario; ma ne istiga molti di più a tentativi di appropriazione, di alleanze, di consonanze programmatiche e/o etiche nei confronti delle sue diverse componenti. Tutti tentativi, però, che, al di là della loro reiterazione e dei loro rifiuto, declinano verso una evidente confusione. (altro…)

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Dobbiamo anche ripensare la laicità, che non può essere una ideologia. È l’unico metodo attraverso cui credenti in diverse fedi e non credenti possono discutere insieme per affrontare problemi eticamente controversi. Sapendo che non tutto può essere risolto sulla base di una discussione razionale. Sapendo che un nucleo di posizioni non negoziabili rimarrà oggetto di contrapposizioni talvolta anche aspre che non possiamo tuttavia eludere.

22 luglio 2010

A Bertinoro con queste idee

In un momento in cui la crisi economica mette a repentaglio il benessere di tante famiglie, il governo attenta alla libertà dell’informazione e la questione morale dilaga anche in settori inattesi della società italiana, può apparire fuori luogo occuparsi di democrazia e religioni. Ma è anche se non proprio questa la funzione di una scuola come Democratica. Di invitare a riflettere su temi o fenomeni che pur non appartenendo alla cronaca quotidiana contrassegnano l’epoca che stiamo vivendo, richiedono lenti adeguate e l’elaborazione di una prospettiva, di un punto di vista da spendere nel dibattito pubblico e nell’azione politica.
Che la religione sia tornata ad essere, nel bene e nel male, un motore della vita pubblica è ormai quasi un luogo comune. Lungi dall’apparire un fenomeno transitorio, destinato ad essere eroso dalla modernizzazione, come aveva predetto una abbondante letteratura europea, è tornata al centro della scena. (altro…)

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Sono geneticamente distanti dal cattolicesimo liberale e conciliare tutti e due i modelli che oggi fanno prepotentemente appello alla cultura dei cattolici italiani – il modello Cl e il modello Vendola. La visione dello stato di entrambi è figlia del pensiero intransigente del cattolicesimo sociale di fine Ottocento. Però Cl lo sa.

23 luglio 2010 – Europa

Cattolici tra Cl e Vendola

Nichi Vendola ha recentemente elevato il meeting di Rimini di Comunione e Liberazione al rango di «più importante incubatore di nuove culture e di nuovi pezzi di classe dirigente».

Il meeting di Rimini, la kermesse politica che dal 1980 offre una passerella mediatica a figli e figliastri del cattolicesimo italiano e adesca quanti si illudono di poter fare appello all’elettorato cattolico intransigente dei seguaci di don Giussani, non aveva bisogno di una promozione di questo genere, fatta nel tentativo di fare delle Fabbriche pugliesi di Nichi Vendola l’alternativa di sinistra al meeting.

Ma l’inseguimento del modello Cl è ormai parte della storia del cattolicesimo italiano, come ben sanno i cattolici democratici sopravvissuti alla pace di Loreto siglata tra Cl e Azione cattolica nel 2005 sotto gli auspici delle gerarchie ecclesiastiche. Tuttavia, la sfida di Vendola al Pd rappresenta il lato politico di una sfida che sta davanti al cattolicesimo italiano. (altro…)

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Qui sotto tre commenti e una mia risposta al mio precedente post sulla Chiesa vista al convegno su Parrocchia e Famiglie (altro…)

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Alcune note a margine del convegno su famiglia e parrocchia

Il convegno di sabato 5/06 (Famiglie nella Chiesa e nella parrocchia: quale partecipazione?) è stato sicuramente un successo sotto il profilo organizzativo.

La partecipazione di persone di estrazione diversa, sia a livello geografico che di associazione, nonché di sacerdoti e di responsabili diocesani di parti rilevanti della pastorale, lo sta a dimostrare.

La diversità di approccio presente anche nei relatori ha contribuito a provocare reazioni nel pubblico che ho voluto provare a cogliere interrogando chi mi capitava, approfittando del fatto che tra gli intervenuti erano diverse persone che avevo conosciuto in ambienti diversi e fasi diverse della mia vita.

Così come in fase preparatoria, anche durante il convegno mi è parso di vedere emergere due visioni molto diverse della natura della Chiesa, visioni che vivono nella nostra realtà locale, che spesso si sovrappongono tra loro e ad altre, e non sono quindi presenti nella realtà nel modo semplicistico in cui le descrivo più oltre. (altro…)

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L’insostenibile coerenza di Zagrebelsky (anche su www.chiesa/Magister)

Scambiarsi la veste. La tesi del suo ultimo libro, ovvero la sostanziale incompatibilità tra Chiesa e democrazia, non convince. In realtà, il modello francese di laicità è incapace di reggere alle sfide

di Stefano Ceccanti

L’ultimo libro di G. Zagrebelsky “Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell’uomo” (Laterza) è dotato di una coerenza granitica, come le posizioni cattoliche intransigenti che denuncia. Proprio per questo non convince nella sua tesi, la sostanziale incompatibilità tra Chiesa e democrazia. Il fatto che su specifici conflitti abbia delle forti ragioni non può condurre ad accettare una linea così drastica. Il problema fondamentale è l’identificazione dello spazio pubblico con lo Stato. Anziché vederlo come un ambito poliarchico, in cui si affacciano tanti attori, comprese le Chiese, tra cui lo Stato, peraltro non gerarchicamente sovraordinato, il gioco viene ridotto a due soggetti , Stato e Chiesa, quindi a somma zero. Una concezione anti-pluralista, mentre una poliarchica porta a valorizzare sia la separazione istituzionale tra Stato e Chiesa sia il fatto che lo Stato vive in simbiosi con una società ricca e pluralista ove operano anche le Chiese. (altro…)

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