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Posts Tagged ‘Bologna’

A Bologna nello stesso ordine (anche se in case diverse) hanno convissuto due personaggi un po’ agli antipodi.

Padre Pellegrino Santucci, notoriamente nostalgico del “passato regime” e musicofilo, anche per questo soprannominato da alcuni “A Destra, fideles”.

E, ironia della sorte, Fra Benito Fusco, che, nonostante il nome, ha un passato di militante del ’77.

Commentando i saluti romani al funerale del confratello, ” Frate Benito Fusco, anche lui presente ieri, per anni militante di Lotta Continua, prima della vocazione religiosa, non ha dubbi che «gesti di questo tipo sarebbero da condannare», ma ha anche ammesso: «Se fosse stato il mio funerale e degli ex compagni mi avessero saluto con il pugno chiuso e una bandiera rossa avrei gradito».”

In fondo perdendo l’uno per sempre e l’altro per altra sede, Bologna ha perso un silenzioso e strano esempio di convivenza ecclesiale.

I funerali di Padre Santucci su Corriere Bologna e su Repubblica Bologna.

Interviste a Padre Benito Fusco su Corriere Bologna e su Repubblica Bologna.

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Da una bella iniziativa della parrocchia centralissima dei S.ti Bartolomeo e Gaetano di Bologna questo commento di Lucio Dalla (dal Corriere Bologna)

Dalla: «Non devono chiudere mai. Il centro va vissuto: basta divieti»

Il cantante: sono luoghi che possono far riflettere i ragazzi

Chiese aperte, giorno e notte. A Lucio Dalla l’idea di parrocchie del centro storico visitabili fino allo scoccare della mezzanotte piace. E parecchio. Anzi, sugli orari dei luoghi di culto, il cantante è quasi un fondamentalista: «Le dico di più, per me le chiese non dovrebbero mai chiudere». Perché sono spazi aperti «dove ritrovare se stessi». (altro…)

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25 anni e non sentirli….

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/03/28/la-profezia-del-professore.html

Fanno impressione, le parole pronunciate in quel febbraio ’85, davanti a un cronista di Repubblica che si chiama Giorgio Bocca. «A Bologna – questo il titolo del servizio – è stanco / il pachiderma rosso». Nino non era ancora ufficialmente candidato a sindaco per la Dc, ma il suo nome circolava. A Roma, dopo un incontro con De Mita, aveva detto che «è finita la favola di una Dc corrotta e di un Pci puro». Uno scandalo, per la prima volta, aveva toccato Palazzo d’ Accursio. Dirigenti dell’ ufficio tecnico, legati al Pci, erano stati accusati di licenze facili. «E’ finito – commenta Andreatta – quel Pci che aveva imposto alla vita pubblica italiana l’ alto costo di una potentissima organizzazione costruita sui rotondi margini delle intermediazioni nel commercio con l’ Est e sull’ utilizzo di parte dei proventi delle cooperative». E il 23 febbraio, davanti al taccuino di Giorgio Bocca, prevede il crollo del giugno ’99 e rincara la dose. «Vedo in modo perfettamente razionale – dice – la irrazionalità della mia sfida al municipio comunista~ Questa è la Bologna dell’ autoritarismo ovattato ma implacabile, copiato dal cattolicesimo della Controriforma: stessi riti, stessa pompa, stessa filosofia repressiva. Questa Bologna comunista che manda a dirigere gli ospedali, le scuole, gli uffici pubblici, onesti e servizievoli imbecilli, questa città ha bisogno di ficcanaso liberi, di intelligenze non servili~ Abbiamo denunciato lo scandaletto (un albergo doveva essere costruito in una cava, ndr) per fare emergere la sua regola ipocrita: lasciar rubare qualche spicciolo agli impiegati degli uffici tecnici per averli ricattabili e mansueti quando devono passare i grandi affari delle cooperative». L’ accusa prosegue implacabile. «A Bologna non c’ è stata la “distruzione creativa” del capitalismo, ma il reticolo asfissiante del consenso universale. E in più c’ è l’ insopportabile retorica del savoir vivre petroniano fondata sulle memorie: la buona cucina che non esiste più, la società bonaria che è scomparsa, la vita notturna cancellata». «Professore, e voi cosa proponete?», chiese il cronista. «Questa città da ancien regime ha urgente bisogno di illuminismo. Vogliamo darle una carta dei diritti, vogliamo liberarla dalla discrezionalità di un potere che è formalmente inflessibile per poter essere informalmente compromissorio e corruttore».

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Documento redatto da Elisabetta Calari e approvato dall’esecutivo del Pd di Bologna – ultimo paragrafo.

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Emilia-Romagna regione dei diritti civili
Non può esservi effettiva dignità umana se non è garantita a tutti la capacità di esercitare i propri diritti civili e sociali. A partire da queste premesse un Partito come quello Democratico, che voglia rappresentare le forze progressiste del Paese, non può non mobilitarsi – costantemente – per i diritti, e per i diritti di tutti. Per i diritti civili, per i diritti sociali, per i diritti di cittadinanza.
L’Emilia-Romagna può dimostrare ancora una volta, su questi temi, di essere un laboratorio innovativo, al passo con i tempi e con la vita delle persone. La Regione ha già dimostrato questa attenzione con l’approvazione nell’attuale legislatura dell’art 48 della legge finanziaria regionale 2010, che garantisce alle coppie di fatto gli stessi diritti di accesso delle coppie sposate a servizi come casa, scuola, sanità ed ogni altro servizio pubblico o privato sul territorio emiliano romagnolo.
Inoltre, molti Comuni dell’Emilia Romagna stanno approvando delibere che consentono l’istituzione di un registro comunale per le dichiarazioni anticipate di trattamento, in modo da consentire ad ogni cittadino che lo desideri di scrivere il proprio Testamento Biologico.
Riteniamo che si debba proseguire su questa strada affinché la nostra Regione affronti con provvedimenti normativi i temi dell’omofobia, delle unioni civili e del Testamento Biologico, impegnandosi nella lotta contro ogni tipo di discriminazione.
I diritti si originano dalla rivendicazione dal basso. Ed è con una politica dal basso, di mobilitazione e lotta, che il PD può affrontare un nodo come quello della conquista della parità effettiva di dignità e diritti da parte di tutti i cittadini: un nodo ancora irrisolto nonostante più di 15 anni di sollecitazioni da parte dell’Europa. Il nostro europeismo va misurato anche e soprattutto su questi ambiti, che impattano profondamente sulla vita delle persone.

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Questo documento, redatto a Terni e su Terni, mi ha fatto impressione pensando a quello che invece si è incapaci di fare su Bologna, alla sensazione di isolamento e di paura che ogni componente della città riversa sul complessivo, alla incapacità di sintesi e di prospettiva, alle difficoltà del PD bolognese ad uscire dagli schemi vecchi dei DS nostrani. E poi per il richiamo nella noterella all’Azione Cattolica. (Il testo integrale è reperibile su www.landino.it). Premetto: le sottolineature e le potature sono mie; alcune note informali dell’autore, Luca Diotallevi:

…3) La relazione non è alla diocesi ma ad un incontro di tutte le istituzioni ed associazioni cittadine convocato dalla diocesi. …
5) Quel testo e le sue premesse teologiche, e un convegno come quello che c’è stato – ed il suo processo -, ci sono stati perché a Terni c’è l’azione cattolica.

Riprendere un cammino, condividere una agenda, ricostituire una città

1. Un invito alla franchezza

Signore, signori,
ancora poco fa abbiamo sentito ripetere l’invito rivolto dalla Chiesa diocesana e dal Vescovo a tutta la città. È l’invito a parlare con chiarezza sul presente e sul futuro della nostra comunità locale.
Nella lingua del Nuovo Testamento saremmo stati invitati a parlare “en parresia” (Col 2, 15), con franchezza, del futuro e del presente della nostra comunità locale.
Il contenuto di questa franchezza non può essere solo una analisi, bensì l’indicazione di una positiva interpretazione delle sfide e delle opportunità del nostro presente.
Queste pagine hanno attinto facilmente – per opera di molti autori e molte autrici – alla elaborazione ecclesiale di questi ultimi anni, ed in particolare agli interventi pubblici del Vescovo, alla riflessione sul tema “Eucaristia e città” avviata dal Consiglio Pastorale Diocesano sin dal 2002, ed accompagnata in particolare dal lavoro del Congresso Diocesano dei Laici, e dall’impegno profuso nella stessa direzione dall’Azione Cattolica e dalla Caritas diocesane.

2. La franchezza del realismo, innanzitutto (altro…)

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La realtà e gli ingenui – di Alberto Melloni dal Corriere di Bologna del 18 aprile 2008

Finalmente la campagna elettorale consegna il suo risultato definitivo e le risposte ai molti dubbi che hanno agitato i mesi che ci separano dall’affondamento lento del governo Prodi. Sappiamo che chi diceva che i problemi di stabilità si risolvono con la legge elettorale si sbagliava e che perfino questo sistema bizzarro, per usare un eufemismo, produce e moltiplica gli scarti, se scarti ci sono. Sappiamo che chi sognava un pareggio fra Pd e Pdl (simmetrico a quello fra Ulivo e Casa delle libertà di due anni fa) sbagliava. Sappiamo che gli esperti di flussi elettorali ci spiegheranno ciò che tutti abbiamo visto. Sappiamo anche di vivere in una città e in una regione che il successo della Lega rende per alcuni meno decifrabile. Ci si può consolare dicendo che a Bologna la Lega rimane assai più debole che a Guastalla, ma questo sarebbe il modo di eludere un fatto. (altro…)

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