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A o B…

Due cose che mi sono rimaste dal dibattito sul referendum dell’altra sera:
Ho sentito da entrambe le parti dire “Il problema è / bisogna creare posti nel pubblico per chi non vuole mandare i figli negli asili cattolici”.
Il che sottintende, secondo una logica di cui ormai siamo talmente imbevuti che non ce ne accorgiamo più:
a) che lo stato deve promuovere l’agnosticismo coi propri fondi;
b) che effettivamente il cattolicesimo è da disincentivare da parte dello stato in quanto diseducativo;
c) che stranamente i cattolici devono arrangiarsi se vogliono rispondere a simili esigenze mentre gli atei/agnostici possono dovere contare sulle risorse pubbliche.

E poi subito dopo a dire che “solo le scuole statali/comunali possono essere il luogo dove si insegna la convivenza”… e se ne tiro le conseguenze gli asili cattolici sono la culla dell’intolleranza e della discriminazione.

Quindi ai credenti riservo la tolleranza (che qui non è il contrario di intolleranza, ma la sua anticamera), agli altri il sostegno totale ed incondizionato delle istituzioni.
Quindi non siamo tutti uguali di fronte alla legge, ma alcuni sono più uguali degli altri.

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Una libertà minacciata – Corriere.it.

Il referendum sul finanziamento alle scuole private, svoltosi domenica scorsa a Bologna, ha un significato che va al di là del tema pur molto importante della scuola. Nella città che è stata finora il luogo e il simbolo (anche se ultimamente un po’ appannato) non solo della vocazione della sinistra alla buona amministrazione, ma anche della sua capacità di innovare e di innovarsi, di trovare soluzioni pragmatiche al di là di ogni rigidità ideologica, il risultato del referendum è scioccante.

E’ vero che i votanti sono stati pochissimi, così che i voti per l’abolizione sono stati 50.000: un numero veramente troppo piccolo per determinare una scelta così importante. Il comune avrà buoni argomenti per proseguire per la sua strada, trattandosi soltanto di un voto consultivo. Tuttavia il risultato non potrà non pesare sugli equilibri politici, e soprattutto sugli equilibri culturali interni alla sinistra. Non si tratta solo della laicità della scuola. Il tema è la concezione dello stato e del ruolo che esso deve e può svolgere in una società complessa e difficile come la nostra. La sinistra, non solo quella comunista, ma spesso anche quella socialdemocratica, è stata sempre caratterizzata da un’impostazione fortemente statalista, cioè ha affidato alla gestione diretta dello stato la garanzia dei suoi valori fondamentali: la giustizia sociale e l’eguaglianza dei cittadini.

Nell’ultimo scorcio del Novecento in molti luoghi di elaborazione della sinistra europea si è sentita l’esigenza di rivedere questa impostazione e di introdurre nel proprio tessuto culturale i principi della responsabilità individuale, della libertà di scelta, dell’autonomia dei soggetti sociali: non per diminuire il ruolo dello stato, ma per articolarlo in relazione a una società fortemente differenziata e pluralista. Si trattava di portare la sinistra ad essere un po’ più liberale: un po’ più americana e un po’ meno prussiana, se si vuole; un po’ più Kennedy e un po’ meno Bismarck. Nel nostro caso, fu Occhetto, nel lontano 1987, a parlare di stato regolatore e non gestore. Un’eresia per molti allora nel Pci. Che molti ancora non hanno digerito. E che produce un’idea diversa del rapporto tra pubblico e privato.

Il “sistema integrato” di scuola statale e privata, configurato dalla legge di parità, approvata nel 2000, ma frutto del governo Prodi e del ministro Berlinguer, realizza appunto questo diverso rapporto: le scuole private, entrate nel sistema secondo criteri definiti, fanno parte dell’offerta di istruzione delle istituzioni pubbliche (stato o enti locali), che controllano, legittimano, e quindi finanziano, riconoscendo la funzione pubblica svolta da quelle scuole. In questo modo è possibile realizzare una espansione delle opportunità formative della popolazione, con un costo per le istituzioni minore di quello che sarebbe se si dovessero fornire nuove scuole statali. Ma i promotori del referendum bolognese considerano questo vantaggio un compromesso inaccettabile, una svendita dei sacri principi. La giustizia, l’eguaglianza, e anche la laicità, visto che le scuole private sono nella stragrande maggioranza istituti cattolici.

C’entra il ruolo dello stato con la difesa della laicità? C’entra, eccome. La laicità infatti si può intendere in modo molto diverso da un punto di vista statalista e da un punto di vista liberale. Lo statalista pensa che lo stato debba escludere dalla vita pubblica e dalla scuola, vista come il luogo principe della formazione dei cittadini, ogni espressione religiosa. E che solo la gestione diretta delle scuole garantisca questo risultato. Il liberale pensa invece che lo stato abbia il compito di garantire l’eguaglianza tra i cittadini di diverse religioni e la loro libertà di espressione religiosa, anche nelle istituzioni, anche nella scuola. Regolatore e non necessariamente gestore, appunto. E’ triste vedere come la cultura politica della sinistra stia progressivamente arretrando rispetto a quella che resta la sua unica stagione vincente, non solo in termini elettorali ma anche di idee. Ed è triste anche pensare che oggi ogni voto diventa un’occasione per sparare sul Pd, considerato un traditore della sinistra, senza che il Pd sia in grado di condurre una battaglia per difendere le sue idee e le sue scelte.

 

‘Who Are You Sleeping With?’ My Conversation with Timothy Keller.

Easter, David Cameron and ‘doing God’ | Christian News on Christian Today.

The words of the first Bishop of Liverpool, JC Ryle, commenting in the 19th century on Pontius Pilate’s role at Easter, seem strangely prophetic today: “Men like Pontius Pilate, who are always trimming and compromising, led by popular opinion instead of leading popular opinion, afraid of doing right if it gives offence, ready to do wrong if it makes them personally popular, such men,” he wrote, “are the worst governors that a country can have.” And he said: “Let us pray that our own country may never be without men in high places who have grace to think right, and courage to act up to their knowledge, without truckling to the opinion of men. Those who fear God more than man, and care for pleasing God more than man, are the best rulers of a nation, and in the long run of years are always most respected.”

 

PM contributing to feelings of marginalisation among Christians – Lord Carey | Christian News on Christian Today.

pieghevole vescovo elezioni-1

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