Queste righe sono dedicate a Luca che mi pungolava a esprimere meglio il mio pensiero al riguardo del rapporto tra credenti e politica. Senza volere le ho articolate secondo uno schema di sì e no, ma il brano evangelico mi è venuto in mente solo dopo. Non pretendo che siano originali ma voglio evitare ipse dixit e citazioni perchè ho la presunzione che stiano abbastanza in piedi da sole, senza il sostegno di maestri o giganti del passato. Sono aperte alle correzioni e commenti di Luca e a quelli di tutti gli altri.
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Sì all’essere profetici, nell’azione e nella visione. No all’essere millenaristi.
Sì alla fiducia nell’uomo. No all’irenismo.
Non solo amanti della pace, ma costruttori di pace. Non sterili enunciatori di principi ma ricercatori di alternative concrete e soluzioni migliori.
Non monotematici ma corresponsabili.
No a chi dice che le motivazioni religiose non possono avere cittadinanza.
Sì a motivazioni che non diventano giustificazioni: io non ho ragione perché vengo da un retroterra religioso, ma da lì traggo la spinta per il mio impegno civile ed i valori che mi guidano.
Sì a una battaglia culturale e politica sui temi della vita in quanto temi alla radice del concetto di uomo e della sua dignità ed uguaglianza, e quindi anche dei concetti alla base della democrazia.
No a rinunciare o ad abbassare la guardia, anche se la lotta si fa scomoda, penalizzante, emarginante.
No ai dogmi laici tipo “legge sacrosanta” o “non si tocca” o “c’è già in tutti i paesi europei”.
No ai giochi retorici che usano della pietà per il caso umano per farne grimaldello subdolo di una visione dell’uomo individualista e superomista – “eutanasia perché non si vive degnamente nella sofferenza”, “l’aborto perché è comunque un dramma”, che trasmettono un concetto di malato come subumano, di aborto come metodo di regolazione delle nascite, di individuo degno solo quando forte e autodeterminantesi indipendentemente dagli altri.
No ad un concetto di uomo ridotto ad un meccanismo predeterminato. No alla sudditanza psicologica verso i “pensieri laici”. Sì alla laicità delle proposte e alla razionalità delle motivazioni
No al richiamo strumentale e vuoto ai valori religiosi. Sì alla concretizzazione dei valori in proposte attuabili.
Sì alla scelta per i poveri, sì alla lotta per la giustizia. No a una visione rigida della società che affida a una messianica soluzione politica la risoluzione escatologica dell’ingiustizia.
No alla clerico-dipendenza e agli alibi che nasconde: “la chiesa non dice”, “la chiesa non fa”, “non ci sono più i preti di una volta”…..
Sì a laici che si prendono le proprie responsabilità e che si giocano in prima persona senza paracadute ecclesiali – “i miei errori di politico sono miei e la comunità ecclesiale non deve essere coinvolta come giustificativo delle mie scelte”.
Partecipare è dovere democratico di dare il nostro contributo valoriale ed ideale alla costruzione della casa comune – si deve partecipare in quanto corresponsabili delle nostra comunità, e non partecipare per tutelare spazi esclusivi o interessi particolari.
No alla delega ad altri, perché mancheremmo al nostro dovere di partecipare in prima persona. Sì ad una partecipazione non ghettizzata in gruppi identitari.
Sì alla mediazione tra l’ideale e la realtà, ma per essere efficaci. No alla mediazione per la mediazione, al moderatismo fine a sé stesso. No alla sindrome della ritirata, in cui la mediazione è solo per trattare la resa e cedere terreno a una malintesa secolarizzazione e laicità.
Sì all’appartenenza ecclesiale come riserva di idealità motivante all’azione sociale e politica. No alla appartenenza ecclesiale usata come specchietto per le allodole elettorale.
Sì a cercare nelle scritture ispirazione per le proprie azioni. No a citare le scritture a giustificazione di azioni che con i dettami delle scritture nulla hanno a che fare.
Sono onorato che tu abbia scritto un post pensando a me.
Come faccio a contraddirti? Avrei giusto voluto scriverlo io, oserei dire parola per parola. Fallo girare, è vero che è un approdo pesonale ma è anche un bellissimo manifesto.
Luca
Anzi, vorrei pubblicarlo (con debite referenze) sul mio blog
Posso?
Fai come se fossi a casa tua….
Primi due punti approvo (mi era uscito “approdo”: lapsus frudiano)
Terzo punto: dove devono avere cittadinanza le istanze religiose? e come? Se parliamo di politica le istanze religiose in nome di se stesse sono pericolose (vedi talibani) almeno se si intendono come riferimenti e giustificazioni esterni all’ambito della ragione perchè costituiscono ostacolo al dialogo. Mi sembra che non faccia parte del pensiero cristiano originario (dai a cesare…) l’idea di trasferire la fede alla politica prima di una mediazione.
Su questo vorrei aggiungere che la mediazione non può che avvenire, prima di tutto, nella coscienza.
Battaglia politica sui temi della vita: naturalmente, ma sempre con i mezzi e le mediazioni razionali che consentono il dialogo e le soluzioni condivisibili prima delle imposizioni.
Facile comunque essere d’accordo contro la guerra tout court e la pena di morte, più difficile il discorso sull’aborto, dove non chiedo un fantomatico “diritto ad abortire” ma solo la coerenza di lasciare alla madre una scelta che già la natura le ha dato, convinta che la madre sia una migliore tutrice (per Dono di Dio io credo, per natura, per ormoni può dire qualcun altro) della vita che tiene in grembo, convinta che nessuno può imporre una maternità nemmeno in nome della vita, convinta che le mammane siano il male peggiore, convinta che una buona legge come la 194 abbia salvato molte vite (l’aborto diminuisce), convinta che sia la massima incoerenza parlare di rispetto per la vita e vietare il preservativo nei paesi africani.
Sugli altri punti rispondo in un’altra lettera, altrimenti mi dilungo.
Nicoletta
Nicoletta, non trovi che sia una sconfitta il fatto che solo adesso si affronta (ancora a parole purtroppo) il lato economico del problema aborto e che non sarebbe stato più giusto che l’avesse affrontato il governo precedente?
A me brucia un po’…. un’altra occasione persa.
Cittadinanza: nel dibattito, come componente di pari dignità alle altre, senza veti preconcetti. Ma sono d’accordo sul ragionare razionalmente (penso che si capisca meglio scorrendo) ma sono contro le impostazioni anti-religiose che dicono che qualsiasi discorso che viene da una ispirazione religiosa sia inaccettabile in quanto dogmatico (mentre mi sa che proprio questo preconcetto è dogmatico).