Intervista ad Enrico Letta, pubblicata su «Panorama», 1° Agosto 2008, di Stefano Brusadelli.
Adesso la nuova stella polare del Pd deve essere il centro. Basta con gli inseguimenti alla sinistra. E’ al centro che batte il cuore degli italiani. Enrico Letta, ex braccio destro di Romano Prodi a Palazzo Chigi, avverte Walter Veltroni. L’autunno del Pd si annuncia piuttosto caldo. L’esito del congresso di Rifondazione, con la vittoria dell’opzione anti Pd di Paolo Ferrero, di una carta in più a coloro che per le bandiere rosse hanno un’antica allergia.
Si direbbe quasi contento della vittoria di Ferrero.
E’ stato un elemento di chiarezza. Il congresso di Rifondazione ha chiuso un’epoca. Il Pd si è bruciato i vascelli alle spalle. Non ci sono più alibi per tornare sulle vecchie sponde.
Non ci saranno più grandi alleanze tenute insieme dall’antiberlusconismo. Addio sinistra?
Ora siamo obbligati a cercare nuovi equilibri. Fino a ieri siamo stati impegnati in una ricerca ossessiva della sinistra. La parola d’ordine era niente nemici a sinistra. Ora bisogna rifare la rotta. Il Pd si deve spostare al centro.
E i voti di sinistra che non si riconoscono nella linea Ferrero?
Quelli li abbiamo già presi alle elezioni del 13 aprile.
Centro vuol dire Udc?
Udc ma non solo. Il centro fatto anche di tanti elettori che hanno votato Silvio Berlusconi. Nella mia idea, il centro è il luogo dove batte il cuore degli italiani.
Ma dove par di capire che a suo parere non batte quello del Pd…
Il risultato elettorale ci ha reso eccentrici rispetto al cuore degli italiani. Dobbiamo diventare più nazionalpopolari. Gli studi sui flussi elettorali ci dicono che il nostro elettorato è in prevalenza maschile, tendenzialmente più anziano e più istruito della media. Peccato che la maggioranza del Paese sia formata da donne, e non certo da laureati.
Detto da lei, che è considerato il capofila dei tecnocrati del Pd, fa una certa impressione.
Dobbiamo diventare meno intellettuali e noiosi, sforzarci di entrare in sintonia anche con l’Italia di Pippo Baudo.
E quale dovrebbe essere il programma di questo nuovo Pd baudista?
Meno ossessione per temi tutti interni al circuito della politica come la legge elettorale, il bicameralismo, gli equilibri Rai. E in cima all’agenda il lavoro, gli assegni familiari, gli asili nido, il tempo pieno a scuola, le cure dentistiche, che non sono passate dal servizio sanitario nazionale e che secondo me vanno coperte con un’assicurazione obbligatoria, la questione meridionale.
Vecchia storia…
Si, infatti propongo di non usare più la parola Mezzogiorno ma solo la sigla Csc. Che vuol dire Campania, Sicilia, Calabria. é solo lì che c’è l’emergenza, le altre regioni ce l’hanno fatta.
Bussola al centro significa rinunciare alle alleanze con Rifondazione alle regionali 2009?
Le alleanze locali sono vestiti su misura, da confezionare regione per regione.
E’ singolare che il de profundis per l’idea prodiana della larga alleanza venga proprio da un prodiano come lei.
L’archiviazione del centrosinistra non la faccio io, l’hanno fatta prima gli elettori e poi Fausto Bertinotti e Ferrero al loro congresso. Quanto a Prodi, sono pronto a scommettere che molto presto verrà rivalutato. La sua è stata una grande stagione di risanamento economico e di riformismo sociale, con un consenso che andava dalla Cgil all’Ugl. Vedremo cosa saprà fare Berlusconi.