Premetto che io per primo per storia personale e scelte attuali posso in fondo essere ascritto allo stesso gruppo e alle stesse radici di coloro che vado ora a criticare, e in fondo lo faccio proprio per questo. Ma leggendo l’articolo di Angelo Bertani su Europa del 6 Giugno (”I laici cristiani e l’assenza della politica”) mi è scappata la pazienza.
Si dice di volere essere responsabili ed indipendenti nelle analisi e nelle proposte e poi ci si lamenta di non avere in questo la delega e/o la sequela della gerarchia. Gerarchia che dovrebbe “affidarsi alla coscienza e alla mediazione di un laicato cattolico responsabile e impegnato” dice Bertani, facendomi pensare a un’idea implicita di organicità tra laicato cattolico e gerarchia per quello che riguarda l’azione politica. E allora dov’è l’essere “adulti”?
Si citano le scelte di rottura degasperiane rispetto alla gerarchia e si dimentica che DeGasperi le fece non solo perchè le riteneva giuste, ma anche nell’ambito di una politica che aveva così bene saputo interpretare il contesto italiano da raggiungere vertici di consenso mai più eguagliati.
DeGasperi era preoccupato, prima che di avere la fiducia della gerarchia, di avere quella degli italiani. Ma anche in questo non viveva costantemente di scelte al limite, o di rottura rispetto (mi si passi il termine politichese) al proprio retroterra, al proprio elettorato di riferimento, alla propria costituency, come direbbe qualcuno.
Mentre qui le scelte le si fa con molta spocchia e pochi “reality check”, poca voglia di confrontarsi con la realtà e di costruire il consenso attorno alle proprie idee. E quando il consenso non arriva lo si imputa a un complotto … del maligno, così evitando ogni messa in discussione di sè.
E ho il sospetto che questo sia il frutto di anni di separatezza tra associazionismo cattolico e pratica della politica (con motivazioni di distinzioni anche necessarie, ma forse travisate dagli anni , in cui alla politica si è acceduto per cooptazione e senza partecipare alla vita democratica dei partiti. Per non parlare della mancanza di vera, quotidiana, grigia, noiosa, rissosa, sana vita democratica nell’esperienza prodiana.
Io sono finito a pensare che tanti sedicenti cattolici democratici di democrazia sappiano poco, essendo assolutamente estranei al problema della raccolta del consenso. E tanti sedicenti cattolici adulti si lamentino un po’ troppo della mancata delega o approvazione della gerarchia, per potere aspirare legittimamente al titolo di cui si fregiano. Ed infine tanti sedicenti laici cattolici siano troppo presi da praticare divisioni manichee tra i supposti buoni e i pretesi cattivi per potere essere esponenti di un pensiero o atteggiamento davvero laico, volto alla soluzione dei problemi.
E in tutto questo somigliano alle beghine di Don Camillo…