| Mambo – dal Riformista |
| LIBERAZIONE? COME RINASCITA DEL 1964 |
| Mercoledì 2 aprile 2008 |
| S’ infiamma il dibattito nella sinistra. Veltroniani e bertinottiani si guardano in cagnesco. Ma sono davvero due le sinistre? Quella radicale ha maturato convinzioni profonde. Bertinotti dice: «Il Pd con Veltroni ha costruito un programma sostanzialmente neocentrista che rende impossibile l’intesa con una sinistra come la nostra». Un personaggio di minore notorietà ma ben addentro nelle segrete cose della sinistra dura e pura come Orazio Licandro, capolista alla Camera per la Liguria della Sinistra Arcobaleno, la mette così: «Il manifesto ideologico del Pd sta tutto nel Bersani-pensiero che colloca saldamente il partito sul versante del centro-destra». Un giornalista sobrio e riflessivo come il direttore di “Liberazione” Piero Sansonetti scrive con nettezza: «Diventa sempre più difficile capire fra Pd e Pdl quale dei due partiti stia più a destra e quale più al centro». Sono opinioni forti che si potevano dire meglio. Per esempio così: «Ogni giorno e ogni ora, non soltanto sui quotidiani della grande borghesia, ma nelle dichiarazioni, negli scritti, nei discorsi di tutti o quasi tutti gli esponenti del cosiddetto centro-sinistra, il piano di rottura profonda del movimento delle classi lavoratrici viene esposto, commentato, rivendicato, esaltato come il vero momento nuovo, che dovrà essere caratteristico della nuova situazione politica». È Togliatti su “Rinascita” del 4 gennaio ’64. Rifondando rifondando perché cambiare? |
Facciamo qualcosa di sinistra, facciamoci del male. Possibilmente disgiunto.
Aprile 2, 2008 di channelman

Non condivido la tesi per cui PdL e PD sarebbero la stessa cosa. Però non si può negare che, valutando rispetto ai programmi, la distinzione tra destra e sinistra sia molto annacquata. O, per meglio dire, vediamo che Veltroni sta cercando di distinguersi dal PdL non lungo la dimensione (più o meno) classica destra-sinistra, bensì accreditandosi come partito innovativo, interclassista, portatore di ricambio, ecc.
E quindi, dovremmo stupirci perché la Sinistra fa il suo mestiere, occupando lo spazio vuoto del confronto destra-sinistra, che ancora per molti elettori ha un valore?
Chi vuole la separazione?
(ASCA) – Roma, 3 apr – ‘Oggi abbiamo con il Pd una distanza strategica, ma mai mettere limiti alla provvidenza: puo’ darsi che dopo le elezioni riguardi a sinistra e si possa riaprire un dialogo come e’ successo in Germania che anche per le scelte fatte, oggi non sarebbe possibile’. Cosi’ il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, risponde a un ascoltatore di ‘Radio anch’io’ su Radio Rai.
Roma, 3 apr. (Adnkronos) – “Noi vogliamo discutere con tutti, ma non ci saranno ritorni a vecchie alleanze. La nostra decisione di correre liberi non e’ strumentale, e’ un portato della vocazione maggioritaria del Partito democratico”. Cosi’ il leader del Pd, Walter Veltroni, intervistato da ‘Affaritaliani’, esclude la possibilita’ di un’alleanza dopo il voto con la sinistra.
La gara è aperta e anche dura. A cosa porterà dopo, non so.
Mi sono fatto un po’ di dibattiti.
Ho sentito una teoria che mi piace: in risposta a chi diceva di preferire i piccoli partiti, veniva detto che forse le idee buone vale la pena di spenderle in un partito grande e non confinarle in un partitino identitario.
Il che penso che valga per la Binetti come per verdi e marxisti.
Io stesso ho detto che nel PD ho votato contro il segretario nazionale, quello regionale, e se avessi avuto diritto al voto avrei votato contro quello provinciale e cittadino.
Ma almeno nel PD si è votato – e se ci pensi è l’unica lista presente alle elezioni in cui sia stato possibile farlo.
Premesso che la dimensione del partito non mi pare il criterio principale di scelta, il partito piccolo è più identitario e chiuso, ma proprio per questo può risultare più prevedibile nelle sue posizioni. Come voterà il PD sul lavoro? Come Calearo o come i tanti sindacalisti candidati? Non trovo affatto rassicuranto la tesi di Franceschini per cui i gruppi parlamentari decideranno al loro interno a maggioranza.
Il partito grande può essere meglio se è permeabile all’afflusso di persone e idee nuove. Nel PD si è votato, e le primarie sembrano aver suscitato interesse e una certa voglia di partecipazione. E tuttavia: dalle primarie siamo usciti con la sensazione di un risultato che era già scritto in partenza, la dirigenza di ieri è tutta lì, e quando sali sopra il livello del circolo le logiche sono quelle spartitorie di sempre ecc. (vedi anche compilazione delle liste elettorali).
Vale la pena di scommettere che partecipazione e consultazioni con la base piano piano provocheranno quel cambiamento che vorremmo? Domanda cui è difficile rispondere. La mia posizione è di “attenzione diffidente”, o anche di “diffidenza attenta”, e aspetto l’evolversi degli eventi.
P.S. Una tesi curiosa che ho sentito, e che potrebbe seguire da quanto ho scritto, è: “per votare meglio la Sinistra, per far politica attiva meglio il PD”
“Il partito grande può essere meglio se è permeabile all’afflusso di persone e idee nuove. ”
Che fai, mi leggi nel pensiero?
Se fai un fumetto e lo metti sulla foto del post precedente, è esattamente quello che dicevo nel mio intervento.
L’altra parte del mio intervento, in cui davo voce al mio scontento, era però che una parte della responsabilità era delle componenti non ex-partitiche del PD. E il rimprovero era rivolto al giovine seduto all’opposto estremo del tavolo che è consigliere comunale ex Margherita ed ex Democratici.
Questa componente ad esempio si è liquefatta, incapace di agire in un ambiente di partito.
Quindi se analizziamo la composizione interna del PD abbiamo:
- una componente ex DC o assimilata, che si muove benissimo, ma è comunque minoritaria (da Fioroni a Franceschini), e che spesso è arcicontenta di essere “seconda a Roma” e non prima in Gallia-opposizione;
- una componente ex DS, che ha una base di militanti che è assolutamente estranea come mentalità alla vita democratica di partito, e risponde ancora monolitica alle direttive di una dirigenza che viene presa come data e quasi neanche discussa;
- infine una componente ex-prodiana, che per assurdo è la più perdente in questa situazione, perchè incapace di organizzazione in quanto è nata e vissuta in un ambiente iperplebiscitario, con delega al capo e al suo entourage: finito il capo, finito tutto.
La mia scommessa: costruire su queste macerie. Sforzo titanico? Forse, nel senso esatto del mito.